sabato, 08 novembre 2008

"SILENZI VIETATI": IN RISPOSTA A “SENSI VIETATI”:

 

 

Caro professore ti scrivo, anzi ti invio una e-mail; ma si! Te ne invio più di una. Diciotto e-mail inviate da Francesco Ceccamea al suo vecchio professore di Italiano, quel Massimo Onofri, affermato critico letterario e stimato docente universitario a Sassari, ma prima ancora professore all'Itc di Vetralla (VT),scuola frequentata dallo stesso Ceccamea.

 

Quelle lettere elettroniche, sono adesso diventate un libro: "Silenzi vietati", pubblicato da Avagliano Editore srl per i tipi della Società tipografica romana di Pomezia, (marzo 2008, pagine 220, € 13,00). Trattasi, in fondo, di un insolito aggiornamento del romanzo epistolare di stampo ottocentesco e della finzione letteraria che gli è sottesa.

Ovviamente, non si legge alcuna risposta da parte del docente destinatario delle e-mail, autore come è noto del libro"Sensi Vietati" che il Ceccamea mutua, ironizzando nel titolo del suo romanzo.

Ma cosa aveva da raccontare l'autore di così importante al suo ex maestro?

 

Racconta, Francesco, racconta della sua famiglia, della madre, del padre,della sorella, della nonna e di alcuni compaesani: personaggi, quindi, in carne e ossa che attraversano le righe del romanzo, intrecciando le loro vicende con la detestata quotidianità della provincia, con la disastrosa educazione sentimentale e sessuale del giovane Francesco,con le sue vane sedute psicoanalitiche e con le sue numerose delusioni, Il tutto,giocato su un linguaggio ameno, divertente, ironico e molte volte tagliente.

Alcune e-mail suscitano l'allegria del lettore, laddove emerge il quadretto familiare: il padre infermiere con il pallino della caccia, la madre casalinga dal passato non bello che, forse, anzi senza forse, cerca di redimersi puntando tutto sulla devozione ai santi ai quali dedica le sue preghiere del mattino. E poi, c'è la nonna severa e una sorella che non è uno stinco di santo, alla quale Francesco, non rivolge da anni la parola.

 

Un mondo che è icona attendibilissima della tipica famiglia della provincia italiana, con i suoi scheletri nell'armadio e le sue debolezze, ma tuttavia, sempre presente. Epperò, c'è Francesco al centro del romanzo, che rimane alquanto deluso da un corso di scrittura creativa tanto che, decide di non frequentarlo più. Da qui inizia la "confessione" di Francesco sulla sua stessa vita: " Io sono e sarò niente. Quando ho capito che stavo morendo, come morite voi, come continuate a morire, ho deciso di fermarmi. E' stata tale la paura che non ho potuto fare altro che fermarmi e rimanere così." Si leggerebbe come la rassegnazione di un "vinto". Eppure, Francesco, nelle sue folli e-mail racconta la verità. Il suo grido disperato non riguarda soltanto lui, ma un'intera generazione che ha ormai smesso di aver fiducia nel futuro e che non ha più riferimenti culturali a cui aggrapparsi. Comunque, è interessante sapere che, intorno a questo libro che segna l'esordio di Francesco Ceccamea, nel panorama letterario italiano, si comincia a parlare e scrivere con un certo interesse. Lidia Ravera, ad esempio, lo ha definito un "reality-book". Mentre, lo stesso Massimo Onofri, l'interlocutore "muto" delle e-mail ceccameane, rispondendo, finalmente, al suo ex allievo, definisce il libro come "il primo romanzo-reality show della narrativa italiana".

Insomma, una bella soddisfazione per questo giovane "radicato" nella sua terra d'origine che, con questa sua opera prima, squarcia i silenzi che tendevano a soffocarlo.

Antonio Ligato

postato da: francescocecca alle ore 07:12 | Permalink | commenti
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