martedì, 07 ottobre 2008

Irregolare, flessibile, sghembo: il romanzo di Francesco Ceccamea, Silenzi vietati (Avagliano, pp. 224, euro 13) è un turbinoso corpus di e-mail inviate da Francesco, un giovane tutto il giorno chiuso in casa «con una faccia da interista il lunedì mattina», a Massimo Onofri, il critico letterario suo ex insegnante all’Istituto tecnico commerciale e all’occorrenza scelto come privilegiato interlocutore, «brillante come un tavolo di mogano appena lucidato». Sono lettere inviate dal «margine della vita», da cui il nevrotico estensore non intende sganciarsi, che descrivono con feroce spietatezza, e con narcisistica enfatizzazione di ogni atto, lo stato di implacabile solitudine dell’io e insieme la vischiosa monotonia della provincia viterbese. Le deviazioni di argomento, gli incisi, i commenti, le prolungate illustrazioni pure di particolari irrisori e, per contro, certe fulminanti sintesi, i toni alti, strozzati e gli ironici autoascolti danno al testo un andamento anarchico e una furente musica di fondo, una vocalità a tratti sfumata, pronta a rinnovarsi e un’accorata voce insinuante. Francesco frequenta un corso di scrittura creativa: depresso, è in analisi, legge e fantastica sulle donne in un «vortice di incertezza», ha problema con il sesso e si serra in sé come in una specie di «bunker antiatomico». Anche i rapporti con la famiglia sono disastrosi. Dalle concitate parole emergono ritratti a forti tinte: il padre infermiere, che trascura la casa e riserva ogni suo tempo alla caccia; al madre che «si rivolge a Dio»; al sorella tossica, senza un «cervello fisso». Il romanzo, che sciorina una «processione carnascialesca» di volti e miscela con frenesia vari registri linguistici, ha una struttura circolare, riferendosi a un interlocutore che non rispone: da qui il rimbalzo che la confessione del protagonista ha verso chi al pronuncia con la volontà di non volere «un pubblico da deludere». Il discorso ardito, condotto a estreme sponde di stupore, metabolizza le molte anomalie di ritmo (si va dal dialogo al monologo, dall’intervista al saggio) in un flusso impetuoso di microepisodi che fanno del loro tempestoso disordine un potente veicolo narrativo. (Niccolò Gallo)

lunarionuovo - rassegna di letteratura diretta da Mario Grasso

postato da: francescocecca alle ore 10:49 | Permalink | commenti
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