“REALITY BOOK”: QUANDO IL LIBRO “COPIA” LA VITA
Qualche giorno fa a Villacidro (Ca), in occasione del Premio Dessì e organizzata dalla Fondazione allo scrittore intitolata, s'è tenuta una tavola rotonda sul tema “Oltre le frontiere del realismo: esiste il reality-book ?”. Un tema che mi chiama in causa, essendo io stesso ad aver coniata l'etichetta per giustificare l'apparizione quasi simultanea d'una serie di romanzi italiani in cui entrava una serie di personaggi con un nome e un cognome (o con un'identità riconoscibile) che li poneva, per ciò stesso, in una coincidenza, diciamo così, promiscua, con persone in carne e ossa. Qualche esempio? Walter Siti di “Il contagio” (Mondadori, ma potrei citare anche il suo precedente) e Massimiliano Parente di “Contronatura” (Bompiani): quando è vero che i protagonisti appartengono a un'anagrafe che è la stessa del loro autore. Mauro Covacich: che, in “Prima di sparire” (Einaudi), racconta la fine del rapporto con sua moglie e l'approdo a quello con una nuova compagna. Arturo Buongiovanni, già nella vita “avvocato dei pentiti”: il quale in “Intendo rispondere” (Donzelli), mette in campo sé stesso, il cliente camorrista reo confesso, il magistrato D'Alterio e l'ispettore Auricchio, attori della dolorosissima vicenda reale. Francesco Ceccamea: autore d'un romanzo via e-mail, “Silenzi vietati” (Avagliano), dove incontriamo il suo vecchio professore d'italiano, oggi critico letterario, nonché la sua difficile storia sessuale, la sua famiglia e un paese intero, Vetralla, che in quelle pagine si è riconosciuto, non importa come. Dopo le osservazioni di Filippo La Porta, Duillui Coacci, e degli stessi Ceccamea e Buongiovanni (che per il suo libro, assai acutamente, con riferimento a certe trasmissioni americane, ha preferito parlare di “real book”), sono giunto alla conclusione che quella categoria di “reality book”, è sì, plausibile, ma necessita di ulteriori chiarimenti. La natura principale di “reality book” di questi romanzi, non sta, infatti, nel tasso di realtà che viene restituito o nell'eventuale occhio-telecamera, che la vita propone in presa diretta. Sta semmai, nel rapporto che il testo instaura col contesto. Covacich che chiede alle due donne di firmare una liberatoria per consentire al romanzo di esistere, come si farebbe con qualsiasi ospite televisivo: mentre gli amici scrittori, ritratti nel libro, continuano a vivere la loro vita reale ma col carico di significati che hanno esperito in “Prima di sparire”. Ceccamea, che diventa l'eroe di tanti giovani compaesani, i quali gli chiedono di entrare nel prossimo romanzo, con la stessa speranza con cui si presentano alle selezioni del “Grande Fratello”. “Novella 2000” che arriva in paese alla ricerca di scoop sessuali, prolungando, di fatto, le vicende di “Silenzi vietati”, oltre il romanzo stesso: con coda di querele. Il “reality book”, insomma, sta qui, nel suo carattere performativo, laddove tutto ciò che avviene fuori e oltre il romanzo contribuisce, strutturalmente, a fornirgli nuove ipotesi di senso.
Massimo Onofri.
“AVVENIRE” - 27 SETTEMBRE 2008




