mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBOLunedì 18 Agosto 2008


Un articolo di “Novella 2000” li va a cercare ad uno ad uno e loro si ribellano

VETRALLA SI SCOPRE A LUCI ROSSE

Gli abitanti ritratti nel romanzo “Silenzi vietati” pronti ad azioni penali


VETRALLA – Polemiche di carta? Certo, ma anche di carta bollata. Un giovane vetrallese, Francesco Ceccamea, scrive un libro (“Silenzi vietati”) in cui descrive alcuni suoi compaesani in situazioni a luci rosse. Loro, che leggono il libro, arricciano il naso. Ma quando, a parlare di loro e a identificarli, è “Novella 2000”, entrano in fibrillazione. E, rivolgendosi ai legali, studiano rivalse in sede civile e penale.

Sogna di “sbatterla” al muro, racconta di un amico che, lavorando su un mezzo pubblico, ne fa un'alcova, svela virtù e vizi (non propriamente innocenti) di familiari e amici. Non tutti, però, ci stanno. Pochi sono disposti ad ammettere che, nel romanzo “Silenzi vietati” (Avagliano), c'è molto talento e che, in un'opera creativa, tra i “modelli” e i personaggi che ispirano c'è quasi sempre, se non sempre, uno iato. C'è chi, a Vetralla, dopo essersi riconosciuto nel romanzo, minaccia azioni legali. Civili e penali. “Non rovinatelo” aveva chiesto, concludendo una sua splendida recensione, Ferdinando Camon, l'autore di “Un altare per la madre”, parlando di Francesco Ceccamea. Ma, adesso, si ha l'impressione che un'operazione forse teleguidata possa fare, di questo notevole, un bersaglio di non indolori rivalse. A colmare la misura, come si dice, non è stato in quel di Vetralla, la lettura del libro. Quel che ha suscitato reazioni (o costretto la gente a reagire), è stato un articolo di “Novella 2000” in cui, quei prototipi di personaggi, sono stati identificati, cercati, fotografati, ad uno ad uno. Chi, dunque, avrebbe nascosto volentieri le disavventure sessuali di cui, suo malgrado, è stato vittima, non potrà più far finta di niente. Un'albergatrice, suo marito, una barista, un amico che lavora su un mezzo pubblico: sono solo alcuni dei vetrallesi che, in questi giorni, friggono, a causa di una non desiderata pubblicità e, soprattutto, del fatto d'essere stati (o di sentirsi) messi a nudo.

Il romanzo, di recente, è stato finalista al premio “Berto”. Ha lottato fino alla fine, con opere edite da Bompiani, da Feltrinelli. Ha sedotto, e continua a sedurre, più per la musica (tenue, dolente, tenera), che per scene a luci rosse che, ormai, non sconvolgono più nessuno. Ma tant'è: tutto, in un paese, si può fare. Basta non parlarne. Sarebbe forse meglio che, di questi scandali, gli stessi interessati sorridessero. Certi che, in fondo, se si è trasformati in personaggi, e il libro è buono, si può sopravvivere in modo meno effimero anche se (sia lecito) non carnalmente.

A ben vedere, il primo a esibire, in modo franco e impietoso, la sua debolezza erotica, è proprio lui: Francesco Ceccamea. Un ragazzo per il quale, dalla critica, sono stati spesi nomi pesanti. Philip Roth, Tozzi, Svevo. Le luci rosse, del resto, impallidiscono facilmente. Resta la luce dell'arte. Quella vera. (N.M.)



postato da: francescocecca alle ore 18:42 | Permalink | commenti
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