giovedì, 28 agosto 2008

CORRIERE DI VITERBO - Giovedì 28 Agosto 2008

L’editore invita cittadini e non a visitare le bellezze del posto

Riflettori su arte e storia

Ghaleb cita studiosi locali di grande fama

 

VETRALLA – Negli ultimi tempi la cittadina e stata al centro di un turbillon mediatico che l’ha portata a comparire sulle principali testate scandalistiche e di pettegolezzo a livello nazionale.

A seguito della pubblicazione di un libro che svelava dettagli piccanti sulla vita di alcuni cittadini vetrallesi, i cultori del gossip si sono ritrovati a leggere il nome di Vetralla, con il suo patrimonio storico e letterario, avrebbe tutti i requisiti per stare sotto i riflettori tanto è importante il bagaglio culturale che le appartiene.

E’ il caso dell’editore Davide Ghaleb che ha spiegato come ritenga “Triste assistere, in questi giorni di fine estate, al ciarlare, da parte di cittadini vetrallesi e lettori di periodici scandalistici, che si è scatenato dopo la pubblicazione di un libro che tratta di certe tematiche. Vetralla – considera l’editore – è stata ed è fucina di arte, lavoro e creatività. Lo dimostrano i numerosi artisti, scrittori e personaggi di cultura che hanno contribuito e contribuiscono a farne uno dei centri della Tuscia più ricchi di cultura”.

A sostegno della sua volontà di affermare Vetralla come polo culturale Ghaleb prosegue portanto degli esempi. “Non è un caso che nei primi anni novanta due realtà importanti mossero i primi passi proprio in questa cittadina: Il Museo della città e del territorio, fondato da Enrico Guidoni ed Elisabetta De Minicis, ma anche – prosegue – la casa editrice Ghaleb, che oltre a pubblicare volumi su questo patrimonio ha aperto le sue porte a persone stusiosi ed appassionati ma non certo di gossip – chiarisce – che si sono formate e fatte apprezzare poi in ambito scientifico, come ricercatori, studiosi e giornalisti, la casa editrice vanta anche la formazione di veri e propri esordienti di letteratura, saggi, poesia e narrativa”.

“Poche cittadine possono vantare – continua – un tale patrimonio culturale, senza poi dimenticare coloro che sono stati per anni una fonte storica a cui è fatto riferimento e penso ad esempio ad Andrea Scriattoli, Domenico Rainesi, Vittorio Smera, Mario De Cesaris, Amerigo Gambini e Romolo Alecci”.

Prima di concludere Ghaleb ricorda anche il ruolo che hanno avuto “i vari assessorati alla Cultura e le Proloco, che hanno creato e sostenuto sagre e feste che hanno fatto conoscere ed apprezzare il nostro centro”.

 

Emanuele Trevi

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domenica, 24 agosto 2008
 Un giovane scrittore, una città di provincia. “Silenzi vietati” di Ceccamea rompe il tabù dell'impotenza. E' già un caso editoriale.

Il brancati che sconvolse Vetralla

Dopo il servizio scandalo di Novella 2000, parla l'autore: “Nulla di scabroso. Scrivendo sono guarito”


VETRALLA – Prendete il Bell'Antonio di Vitaliano Brancati. Mettetelo nel frullatore insieme al giovane Holden di Salinger. Passateci sopra una spruzzatina di Philip Roth, quello del Lamento di Portnoy va benissimo. Risultato: nitroglicerina pura. Nitroglicerina per una sonnacchiosa cittadina di provincia come Vetralla, che, prima dell'aprile scorso, l'ultimo momento di chiara fama, fuori dai confini viterbesi, l'aveva avuto con il sequestro della cava di Cinelli, divenuta terminale di un maxi giro di rifiuti tossici. Questa di “Silenzi vietati”, romanzo epistolare al tempo delle email scritto dall'esordiente Francesco Ceccamea ed edito dalla Avagliano di Roma, è invece un'altra storia.

E' la storia dei dolori del giovane Francesco, classe 1978, una “fraba” con le ragazze, la definizione è sua, per via di quel problemino lì, quello del Bell'Antonio di Brancati per capirsi. Ce n'era già abbastanza per mettere in subbuglio una cittadina come Vetralla. Il resto lo hanno fatto una scrittura aspra e vitalissima, quintali di ironia e autoironia, ma soprattutto nomi, cognomi, fatti e qualche misfatto di un piccolo mondo di provincia, raccontati con una crudezza e un realismo che hanno fatto guadagnare a “Silenzi vietati” la definizione di reality book italiano. Un piccolo mondo, quello vetrallese, ancora troppo antico di fronte a certi argomenti, a certi tabù, come quello dell'impotenza – ma solo psicologica – che tormenta dalla prima all'ultima pagina il giovane protagonista (per la cronaca: problema risolto, il giovane aspetta una figlia dalla fidanzata). Ma per far esplodere la bomva ci volevano dei professionisti. Ci sono voluti, è roba di questi giorni, quelli di Novella 2000, ai quali non è sembrato vero di trasformare Vetralla in una Peyton Place de 'noantri, con tanto di personaggi del romanzo paparazzati a loro insaputa, e con inevitabile strascico nelle aule di un tribunale. I cinici hanno pensato, qualche maligno lo ha pure detto: vuoi vedere che Ceccamea, che sulle pagine di Novella 2000 appare in foto sorridente, mentre intorno brandelli di città vengono passati al tritacarne, lo scandalo se l'è cercato? In fondo Novella 2000 non fa mica critica letteraria.

“Sono stato ingannato”, giura lui: “La verità – dice Ceccamea – è che hanno preso dei personaggi marginali del romanzo, citati in non più di qualche riga e nemmeno per nome, e, sulla base di qualche sentito dire, li hanno trasformati nei peccatori di Peyton. Ho pagato la mia inesperienza, la mia ingenuità. La cronista è venuta da me dicendomi che la nuova direttrice di Novella 2000 voleva dare un taglio diverso, più serio, al giornale. Ci sono cascato e ora ne pago le conseguenze. Hanno fatto diventare mia sorella una cocainomane e mio padre un puttaniere, mentre io avevo solo scritto che lui, al contrario di me, era uno che ci sapeva fare con le donne. Hanno fatto passare “Silenzi vietati” per un romanzo scandalistico, di gossip, quando invece è nato con tutt'altre intenzioni”. Intenzioni letterarie sì, ma anche terapeutiche. La storia di “Silenzi vietati” è una storia di liberazione. Sessuale e sociale. Nelle e-mail inviate al suo vecchio professore di italiano alle superiori Massimo Onofri, nel frattempo divenuto critico letterario di fama (il titolo del libro fa verso proprio al suo saggio “Sensi vietati”), racconta Ceccamea, c'era proprio questa urgenza di raccontare se stesso e il suo piccolo dramma personale.

“Silenzi vietati”, dice l'autore, nasce da una grande sofferenza, nel romanzo stemperata con dosi massicce di ironia. “Non c'è sesso nel romanzo - dice – non quello praticato almeno. C'è molta masturbazione, fisica e mentale. C'è l'amore inconfessato per una ragazza che lavora in un bar, nulla di scabroso. E invece in paese, dove ci sono 40 bar, ora è scattata la caccia alla ragazza”.

Da quando il servizio è apparso su Novella 2000, la famiglia Ceccamea, confessa Francesco, “sta vivendo giorni d'inferno”: “Ci sono persone, vetrallesi, che telefonano in continuazione a casa. Vogliono sapere se ci sono loro nel romanzo. Vuol dire che nemmeno lo hanno letto”.

La Vetralla dipinta da Ceccamea in “Silenzi vietati”, non è il migliore dei mondi possibili, specialmente per uno della sua età, specialmente per uno con quel problema. Lui però alla sua città, nonostante tutto, c'è affezionato: “Sono un vero provinciale. Se vado a Roma un giorno e mezzo mi piglia la depressione. Emigrare? Magari se scrivo il nuovo Gomorra un pensierino ce lo faccio”.

Perché nonostante i premi e la gloria, di soldi finora il giovane Francesco ne ha visti pochini. Sarà per il prossimo romanzo. Ci sta già lavorando. Parlerà di pompe funebri – lui arrotonda lo stipendio da “segretaria” in un laboratorio analisi privato lavorando in un agenzia di onoranze locali – e, indovinate un po', di sesso. Stavolta praticato “perché il pistolino ha smesso di fare i capricci”. E chissà che stavolta non spunti anche la grande casa editrice. Perché anche le dimensioni contano.


La genesi dell'opera. Tutto nacque con una lettera sfogo al vecchio professore Massimo Onofri.


VITERBO-Era il 7 dicembre 2006 quando nella casella elettronica di Massimo Onofri arriva una mail del suo ex allievo al ragioneria di Vetralla , Francesco Ceccamea. “ L'ultima di una lunga serie. La scrittura è un mio pallino da sempre. A Onofri avevo proposto diversi racconti, racconti tristissimi, gente che muore di tumore, bambini abbandonati, storie alla Raymond Carver, ma lui li aveva scartati tutti. A volte nemmeno rispondeva. Poi quel giorno, era la vigilia del mio compleanno, gli inviai una lunga mail in cui sfogavo tutto il mio disagio, i miei problemi, in famiglia e fuori. Ma lo facevo con ironia”. Onofri, da buon segugio, stavolta fiuta l'osso. “ Mi scrive che ci siamo, quello può essere il primo capitolo di un romanzo epistolare. Mi spinge ad andare avanti. Ci sentiamo anche per telefono, mi da dei suggerimenti”. E' ovviamente Onofri ad occuparsi del lavoro di editing (“diciamo che ho solo pettinato-e poco- una capigliatura che era ben fatta”, racconta il critico), e a proporre “Silenzi Vietati” all'editore Avagliano. Il resto è storia arcinota; le recensioni entusiastiche sulla stampa nazionale, le comparsate televisive dello scrittore in tivù, il premio Berto ( “ Silenzi Vietati” era finalista), la presentazione a Caffeina da parte di Lidia Ravera, quella del capostipite “ Porci con le ali”.

Copie vendute? A quelle Ceccamea non ci pensa, “ sennò mi viene l'ansia”. “ So solo che siamo alla seconda ristampa”. Lo hanno accostato a Philip Roth, a Bianciardi, a Lalla Romano, a Melville. Roba a quell'età, da far girar la testa. Lui peròresta coi piedi per terra: “ Alcuni di questi scrittori non sapevo nemmeno chi fossero prima di leggere certe recensioni. Philip Roth, per esempio, l'ho scoperto dopo. Mi sono andato a leggere il Lamento di Portnoy per capire di cosa parlassero.

Le mie letture preferite? Vado pazzo per i fumetto di Robert Crumb, divoro manuali di sesso e libri di psicologia spicciola e i saggi sui serial killers. Poi si, anche un po' di sana letteratura. Brancati, Svevo, Carver, Cechov, Buzzati. Molta letteratura fantastica, molto Edgar Allan Poe.


Massimiliano Conti – Nuovo Corriere Viterbese


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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBO Mercoledì 20 Agosto 2008


Partono le azioni legali

LA VETRALLA A LUCI ROSSE FINISCE IN TRIBUNALE


VETRALLA – Chi aveva promesso azioni legali, civili e penali, dopo essere stato identificato tra i protagonisti di scandali, veri o presunti, a sfondo sessuale, avvenuti a Vetralla, ha mantenuto la promessa. In seguito a quanto pubblicato da “Novella 2000”, a proposito dei personaggi del romanzo “Silenzi vietati” di Francesco Ceccamea (Avagliano), in cui i protagonisti (non nominati con i loro nomi nel libro) sono stati, ad uno ad uno, identificati e, in qualche caso, fotografati, in quanto appunto coinvolti in “scandali”, c'è stato chi, in questi giorni, ha costretto il proprio avvocato a rientrare dalle ferie in tutta fretta per preparare le querele. Insomma, il sesso a Vetralla (non per quanto ne entra nella creazione letteraria che, come tale, depura e nobilita la sua materia) è destinato a finire in tribunale. Probabilmente, l'eventuale processo – se le denunce non verranno presto archiviate – non avrà ad oggetto il romanzo, ma quanto ne è stato ricavato giornalisticamente. Non è la prima volta, comunque, che la letteratura rischia di finire in tribunale. E' già successo (come, sul “Corriere della sera” di ieri, ricordava lo scrittore Paolo Di Stefano, a proposito proprio di “Silenzi Vietati”) ad autori illustri, Flaubert o Baudelaire, per esempio, accusati di oscenità. In realtà, i loro libri erano autentici capolavori, e dei processi a loro carico si sorride. Da sottolineare che, nella vicenda giudiziaria, lo stesso autore, Francesco Ceccamea, e i suoi familiari potrebbero figurare come parte lesa. Si vedrà. Questa storia, da giorni, sta facendo rumore. E non solo a Vetralla. (N.M.)

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mercoledì, 20 agosto 2008

Il piccolo fratello

In un reality book vizi e virtù di paese

 

 

Non capita spesso che Novella 2000 si occupi di romanzi e quando ciò accade non c' è da rimanerne né entusiasti né allarmati, ma resta la curiosità. E' successo la settimana scorsa per un libro che la critica ha salutato con favore, Silenzi vietati di Francesco Ceccamea (pubblicato da Avagliano). Il romanzo, che Mario Baudino ha efficacemente definito «romanzo di sformazione» e Lidia Ravera un «reality book», ha fatto scandalo perché racconta con irridente precisione un piccolo mondo di provincia, quello di Vetralla, un paesotto del Viterbese. L' autore mette in piazza, in forma epistolare (le e-mail di cui si compone il libro sono dirette al critico Massimo Onofri, ex insegnante di Ceccamea), vizi (tanti) e virtù (quasi nessuna) di parenti e concittadini senza preoccuparsi di camuffarne le identità. Diciamo che, per disperazione o per rabbia, l' esordiente trentenne Ceccamea, diplomato in ragioneria, ex impiegato in un' agenzia di pompe funebri e poi «segretaria» (così nella quarta di copertina) in un laboratorio di analisi, universitario senza esami all' attivo e musicista heavy metal, ha cercato lo scandalo e ha avuto il merito di ottenerlo. Anche se in un' intervista confessa che avrebbe sperato che del romanzo si occupasse Costanzo, avrà certamente gradito il servizio di Lavinia Farnese su Novella 2000, che riferisce dello scompiglio provocato dal libro fra i vetrallesi. Il protagonista del romanzo, che ha lo stesso nome dello scrittore e gli somiglia quasi in tutto, è un ragazzo sessualmente bloccato, vergine fino ai 28 anni, deluso da una scuola di scrittura e perciò finito preda di un analista molto discutibile. Il fatto, come si sarà capito, è che la madre del protagonista (devota a padre Pio fino al grottesco) è la madre di Ceccamea; quella vecchiaccia insopportabile della nonna è sua nonna; la sorella tossica, Alessandra, è sua sorella; la ragazza del bar su cui si affollano le fantasie erotiche del protagonista è proprio quella di Vetralla e il suo fidanzato è geloso davvero. Così l' autista sciupafemmine della Cotral, di cui si raccontano le mitiche performance sessuali itineranti, è davvero Emanuele, fotografato di spalle su Novella 2000. Un esercito di persone, diventate loro malgrado personaggi e incavolate nere. Tutto previsto, probabilmente, comprese le minacce di querela. Del resto, la letteratura è stata spesso vittima del codice penale. Sotto processo finirono Pasolini, Bianciardi e molti altri. Il giurista Salvatore Satta con Il giorno del giudizio mise in subbuglio mezza Nuoro. La letteratura può finire in tribunale, e anche su Novella 2000. Niente di male. E' sempre accaduto e sempre accadrà. Nel caso Ceccamea c' è però un elemento nuovo, forse l' unico davvero inquietante: Mirko, il padre di Francesco, infermiere tra i più stimati del Viterbese, non ha esitato a scendere in piazza per sbandierare con fierezza le recensioni di Silenzi vietati (che pare non abbia letto temendo di commuoversi troppo). Anche lui viene descritto per quello che è: un patito della caccia capace di urla, rutti, barzellette sconce, e soprattutto un eroico gran puttaniere, donnaiolo impenitente a differenza del figlio. Se la letteratura non propone sempre grandi sorprese, la vita non finisce di riservarci le sue stranezze: altro che esultare, un padre di una volta si sarebbe arrabbiato sul serio!

Di Stefano Paolo

Pagina 39
(19 agosto 2008) - Corriere della Sera

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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBOMartedì 19 Agosto 2008


Polemiche dopo il servizio sugli “scandali a luci rosse” e sul romanzo “Silenzi vietati”

PRONTO UN ALTRO LIBRO SUL SESSO A VETRALLA

Ceccamea: “L'articolo di Novella 2000? Sono stato ingannato”


VETRALLA - “Silenzi Vietati”, il romanzo di Francesco Ceccamea, trentenne scrittore di talento, ha messo il paese in cui è ambientato, Vetralla, in subbuglio. Non tanto quando è stato letto il libro ma quando, in paese, si è diffuso l'articolo di Novella 2000 (“Tutti gli scandali di Vetralla”) che parla del libro e in particolare, di personaggi coinvolti in vicende a luci rosse. Ma, dice Ceccamea, la lettura che è stata fatta del suo libro è sbagliata, “non ne rispondo”. E attacca gli inviati del periodico: “Si sono avvicinati come agnelli, si sono trasformati in lupi”. Intanto, ha già pronto un altro romanzo: tratterà di sesso, ma anche di pompe funebri a Vetralla.

Un paese in fermento. Esce un articolo, “Tutti gli scandali di Vetralla”, su Novella 2000, e si citano i vetrallesi che, dopo avere letto il romanzo di un loro compaesano, Francesco Ceccamea, si riconoscono nei personaggi. Succede il finimondo. Perché, tradendo lo spirito del libro, l'articolo cita episodi a luci rosse. E, soprattutto, perché sembra quasi il prodotto, astuto e grossolano insieme, di una regia. Come se, facendo dello scandalo, si volesse rilanciare l'attenzione su un romanzo che, dato il suo valore, di questo proprio non ha bisogno. “Non mi aspettavo assolutamente – dice Francesco Ceccamea, 30 anni, ancora scosso – un articolo del genere. Sono venuti come agnelli – continua – e si sono trasformati in lupi. Mi avevano assicurato (gli inviati di Novella 2000, ndr) che sarebbe stato un articolo carino e inoffensivo, non certo di scandali e denunce. Sono stato infamato – dice – come tutti gli altri. Sono parte lesa: io, la mia famiglia”. “Ci sono passi, in quell'articolo, che sono stati estratti in modo arbitrario dal romanzo, creando tutta un'altra storia. Quei passi, nel mio libro, hanno un altro significato. Non c'entrano niente, con quell'articolo. Ci sono mie foto: sembra quasi che sia contento, ma tutto è stato ricostruito da loro. L'unico scandalo sessuale – osserva – è quello mio. Quello (leit motiv del romanzo, ndr), in cui il protagonista parla della sua impotenza. Non è certo un libro di pettegolezzi”

Ceccamea, quel problema, se l'è lasciato alle spalle. Presto sarà padre. “La mia ragazza – fa sapere – è incinta di una bambina” . Di recente è stato finalista al premio Berto. Tra i più prestigiosi d'Italia. Ha avuto recensioni lusinghiere: da Ferdinando Camon, Angelo Guglielmi, Lidia Ravera. E, naturalmente, da Massimo Onofri: il critico viterbese, tra i maggiori, personaggio lui stesso del romanzo. E' a Onofri infatti, che arrivano le e-mail di Ceccamea, di cui si compone “Silenzi vietati”

Possibile che, a smuovere le acque, sia stato un libro inoffensivo? “E' ovvio – replica Ceccamea – è un libro scomodo, e gli argomenti sono duri. Sono pronto a risponderne. Ma, se si inventa un libro che non ho scritto, di quello non rispondo. Non ho certo scritto – aggiunge – per offendere nessuno”.

In “Silenzi Vietati”, com'è noto, si tratta una materia scabra, di impotenza sessuale, di sogni erotici, con un personaggio che dice “io” e i suoi familiari che, a Ceccamea e ai suoi, assomigliano parecchio. Quella dei personaggi letterari, però, è una vita autonoma. C'è chi, a Vetralla, pur non essendo citato con nome e cognome, s'è riconosciuto nei personaggio. Non sa però che, quei personaggi, già stanno vivendo una loro vita, dove, degli scandali, non v'è certo il sostrato, perché tutto, in letteratura, diventa puro, arioso. Eppure, c'è chi, adesso, minaccia azioni civili e penali. Ceccamea, intanto, ha già scritto un altro libro. Ne parla con riluttanza. Tratterà, ancora una volta, di Vetralla, di traumi sessuali, di pompe funebri (tra i lavori di Ceccamea, c'è anche quello di impresario presso l'agenzia vetrallese Leoni). “Leoni – tiene a dire – è una persona straordinaria. Gli voglio bene. Ho scritto – conferma – un altro libro, di materia sessuale, con il protagonista che fa anche il mio lavoro. Nemmeno il prossimo, però, sarà un romanzo gossip”.

“Mio padre (un altro che si potrebbe riconoscere tra i personaggi ndr) è contentissimo di come viene rappresentato: è un ritratto duro, ma con un sottofondo d'amore. Sembra quasi che io, in “Silenzi vietati”, vada a dire in giro che mio padre è un puttaniere; ma non è così”. Tra i recensori, “Angelo Guglielmi ha scritto che (“Silenzi vietati”) non vuole piacere e crea disagio nel lettore: il che, oggigiorno, non è cosa da poco”. “Se qualcuno si identifica nei personaggi – dice ancora - , non posso farci niente”. “Quelli di Novella 2000, si sono presentati carini, graziosi; mi hanno fatto domande sul mio libro. Poi, però, è venuto fuori un altro articolo. Hanno fatto, tra l'altro, un parallelo con Peyton Place: ma io, un libro del genere, non l'ho mai fatto. Sono stato ingannato. Questo – ammette – è dovuto alla mia ingenuità e alla mia inesperienza. Vetralla – sottolinea – non è affatto il paese di cui scrivono loro. Nel mio libro, esce molto meglio di quanto appaia nell'articolo. Da chi ha letto “Silenzi vietati”, ho ricevuto complimenti: non certo insulti e querele. Non c'è lo scandalo. Il modo in cui descrivo i miei disagi e le mie difficoltà – conclude – può essere scioccante, ma sono io che mi metto in piazza e mi crocefiggo”.


LA RIVELAZIONE : “Colleziono testi sulla morte e il lutto”


VETRALLA - “L'amore? Non c'è solo la difficoltà di farlo” - dice Ceccamea - “nel rapporto si creano altre difficoltà. Non filmerei mai un rapporto e non lo metterei mai su You tube. Se una cosa succede a me, io mi interrogo e la racconto. Tutte le questioni che si possono sollevare – dice – passano da me, dalla mia vita intima. Non certo da quella degli altri. I miei autori? Philip Roth l'ho scoperto dopo. Forse, devo qualcosa a un fumettista americano che si chiama Robert Crumb, con il suo “I miei problemi con le donne”. Non ho mai letto “Il male oscuro”, né Bianciardi, cui mi hanno paragonato. A casa, ho una collezione invidiabile di letteratura fantastica. Amo Poe. Amo i saggi sulla morte, sul lutto. E i manuali che insegnano a fare sesso” (N.M.)


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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBOLunedì 18 Agosto 2008


Un articolo di “Novella 2000” li va a cercare ad uno ad uno e loro si ribellano

VETRALLA SI SCOPRE A LUCI ROSSE

Gli abitanti ritratti nel romanzo “Silenzi vietati” pronti ad azioni penali


VETRALLA – Polemiche di carta? Certo, ma anche di carta bollata. Un giovane vetrallese, Francesco Ceccamea, scrive un libro (“Silenzi vietati”) in cui descrive alcuni suoi compaesani in situazioni a luci rosse. Loro, che leggono il libro, arricciano il naso. Ma quando, a parlare di loro e a identificarli, è “Novella 2000”, entrano in fibrillazione. E, rivolgendosi ai legali, studiano rivalse in sede civile e penale.

Sogna di “sbatterla” al muro, racconta di un amico che, lavorando su un mezzo pubblico, ne fa un'alcova, svela virtù e vizi (non propriamente innocenti) di familiari e amici. Non tutti, però, ci stanno. Pochi sono disposti ad ammettere che, nel romanzo “Silenzi vietati” (Avagliano), c'è molto talento e che, in un'opera creativa, tra i “modelli” e i personaggi che ispirano c'è quasi sempre, se non sempre, uno iato. C'è chi, a Vetralla, dopo essersi riconosciuto nel romanzo, minaccia azioni legali. Civili e penali. “Non rovinatelo” aveva chiesto, concludendo una sua splendida recensione, Ferdinando Camon, l'autore di “Un altare per la madre”, parlando di Francesco Ceccamea. Ma, adesso, si ha l'impressione che un'operazione forse teleguidata possa fare, di questo notevole, un bersaglio di non indolori rivalse. A colmare la misura, come si dice, non è stato in quel di Vetralla, la lettura del libro. Quel che ha suscitato reazioni (o costretto la gente a reagire), è stato un articolo di “Novella 2000” in cui, quei prototipi di personaggi, sono stati identificati, cercati, fotografati, ad uno ad uno. Chi, dunque, avrebbe nascosto volentieri le disavventure sessuali di cui, suo malgrado, è stato vittima, non potrà più far finta di niente. Un'albergatrice, suo marito, una barista, un amico che lavora su un mezzo pubblico: sono solo alcuni dei vetrallesi che, in questi giorni, friggono, a causa di una non desiderata pubblicità e, soprattutto, del fatto d'essere stati (o di sentirsi) messi a nudo.

Il romanzo, di recente, è stato finalista al premio “Berto”. Ha lottato fino alla fine, con opere edite da Bompiani, da Feltrinelli. Ha sedotto, e continua a sedurre, più per la musica (tenue, dolente, tenera), che per scene a luci rosse che, ormai, non sconvolgono più nessuno. Ma tant'è: tutto, in un paese, si può fare. Basta non parlarne. Sarebbe forse meglio che, di questi scandali, gli stessi interessati sorridessero. Certi che, in fondo, se si è trasformati in personaggi, e il libro è buono, si può sopravvivere in modo meno effimero anche se (sia lecito) non carnalmente.

A ben vedere, il primo a esibire, in modo franco e impietoso, la sua debolezza erotica, è proprio lui: Francesco Ceccamea. Un ragazzo per il quale, dalla critica, sono stati spesi nomi pesanti. Philip Roth, Tozzi, Svevo. Le luci rosse, del resto, impallidiscono facilmente. Resta la luce dell'arte. Quella vera. (N.M.)



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mercoledì, 06 agosto 2008
Ho letto Silenzi Vietati di Ceccamea perché ho sentito dire che un libro interessante e appartiene a quelle opere (per piccole che siano) che non si può fare a meno di leggere. In realtà è un libro furbo (o furbastro), di una furbizia che mira a colpire il lettore al quale non vuole piacere ma (e qui è tutto quel che ha di buono) piuttosto dispiacere. Io ho fatto fatica a arrivare in fondo (pur trattandosi di 250 paginette) più che per la sua ripetitività (l'argomento unico è l'incapacità del protagonista di avere rapporti con le donne) per l'angoscia che ti comunica, la stessa che provi quando ti incontri e non sei pronto con un caso pietoso. i tentativi di comicità pur evidenti non attenuano la pesantezza e riducono il disturbo. ma chi ha detto che la comicità deve far ridere e sollevare gli animi? E' più vero il contrario e cioé che la comicità è uno strumento di rottura, tanto più efficace quanto più violento, che mira a fare saltare gli equilibri quando è questione di equilibri iniqui voglio dire di convenienza. E Ceccamea in realtà intende spazzare molti equivoci e non a caso divide il romanzo in quattro parti ognuna raccolta intorno a un tema: i temi sono Il grande Prof., Lo Psicologo, La famiglia, La morte e cioé i quattro grandi punti di riferimento cui si aggrappa la vita quotidiana e i cupi binari in cui scorre. E ciuascuno di questi punti (i grandi Numi dell'uomo di oggi) viene massacrato e frantumato e ne viene scoperto e denunciato il risvolto di falsità che contiene a cominciare dalla cultura (Il grande Prof.) e quel tanto di trombonesco che la minaccia, alla miseria della psicologia, all'imbroglio della famiglia, alla superficialità del morire. Tutto bene allora? No, perché il massacro viene portato in porto senza una vera consapevolezza culturale ma sulla spinta di una motivazione che lo avvicina al meccanismo di un giuoco più che all'architettura di un pensiero. Voglio dire che appare più una trovata che un'acquisizione e il lettore non riusciendo a farsi convinto finisce per spazientirsi. E' che se a Ceccamea attribuiamo ambizione alte e cioé di aver voluto disegnare una metafora del mondo odierno non possiamo non dire che ha mancato l'obbiettivo; se invece gli vogliamo riconoscere la più piccola ambizione di avere voluta raccontare la vita in provincia di un giovane intelligente, con le chiusure intellettuali e gli ammodernamenti forzati che caratterizzano la provincia italiana, allora il risultato è interessante (ma in proposito disponiamo di testimonianze più specifiche e convincenti). Quanto poi alla struttura del romanzo e del linguaggio messo in campo (che poi è l'aspetto più importante) si nota che è scritto nella forma di e-mail che il protagonista invia (a ripetizione non controllata) al suo vecchio professore di liceo intanto diventato un noto critico letterario. La forma è indubbiamente originale e collabora positivamente alla destrutturazione del romanzo consegnandogli il valore (e il vantaggio) di struttura aperta. Al quale (valore e vantaggio) un ulteriore aiuto e conferma (gli) viene dal linguaggio che è quello che si usa nei rapporti di conversazione dove proprietà grammaticale e sintattica del dettato viene sacrificata all'immediatezza e efficacia del risultato espressivo. "Nella mia casetta non c'è un bagno e l'intonaco cade a pezzi, mi hanno tagliato la luce e il gas, per questo non posso leggere, non ho un televisore e non mi posso nemmeno suicidare col gas o fottermi il cervello con la televisione. Senza luce, poi, ho problemi a centrare il pitale". Ma di questo linguaggio non c'è ormai romanzo, un pò pretenziosetto che non faccia uso e abuso tanto da averne consumato (finito di consumare) la carica, che pur possedeva, di rottura dell'impianto frastico tradizionale, intanto scivolato verso un assetto burocratico e sordo. Ma ora l'elementarità del linguaggio di conversazione si rivela sempre più una scelta di maniera e, smarrita la sua funzione antiretorica, ricade e ritrova la sua afasia di partenza. E' uno strumento rotto che non sa più aiutarci. Ma allora cosa rimane di questo romanzo di Ceccamea, visto che i suoi tanti aspetti interessanti stentano a arrivare a compimento? Rimane la sgradevolezza (di cui faccio cenno all'inizio), che scuote e mette in agitazione il lettore. La decisione di non piacere. E forse non è poco per un romanzo, oggi.
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lunedì, 04 agosto 2008
a france ma semo sicuri che è l'email tua me sa tanto l'email de tu sorella.

comunque ho fatto leggere il libro alla madre di una mia amica che fa la prof. d'italiano (sai quelle vecchio stampo)con l'intento voluto (ma nascosto ovviamente)di farla sbroccare.
è rimasta completamente scandalizzata (ed io godo perchè gli intellettuali mi stanno tutti sul cazzo) risultato da me voluto.
ora mi domando, ma dove cazzo va a finire la scuola italiana, se questi prof. non sono mai a passo con la realtà?
con questo concludo.... sul rammarico di B. che essendo sempre stato (da come dice lui) il primo in tutto, si dimentica di sottileneare, di una scuola che non è al passo con i tempi,
quindi non potrà mai accettare TE che è dimostrazione che la realtà ed il quotidiano è scuola e non la scuola in se stessa.

quindi io sto dalla tua parte (ma per ora poichè il francesco scrittore/intellettuale è nemico della società mia ideale, mentre il francesco cassamortaro e segretario di vicini entra a pieno diritto nella mia società ideale).

viva i m., i f. ecc........

ciao
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