sabato, 26 luglio 2008
 Caro Francesco,

mi chiamo Umberto (Fieno): se stai pensando (ok chi cazzo sei) sono
(mio malgrado) il nipote di Francesca Bocci, all'Asmara meglio
conosciuta come e detta "Checca". Gianna, (moglie di Maurizio, figlio
di Checca, sorella di mia madre) mi mostro' il tuo libro qualche
settimana fa, in occasione del compleanno di Camilla, figlia di mia
sorella. Tuo padre (Italo), bravuomo, ha curato mia madre (Simonetta),
ma il giorno in cui e' morta stava guardando la partita insieme a
Gianna e Maurizio (tanto per rimanere in stile Ceccamea). Non mi
ricordo chi ha vinto.

Massimo (Onofri ovviamente) e' stato per breve tempo anche mio
professore al Ruffini, ma non abbiamo mai dato vita ad alcun
carteggio. La cosa mi ha incuriosito e ho deciso di leggere il tuo
libro, quando ne avro' occasione.

Anche Giovanardi e' stato mio professore e ho letto che ha recensito
il tuo libro. La mia e' forse piu' una curiosita' da comare che altro,
ma tant'e'. O forse ho molte piu' ragioni di leggere il tuo libro che
un qualsiasi altro.

Ti faccio sapere, quando sara', se il libro mi e' piaciuto. Ma sono
felice che uno che e' cresciuto a Cura legga un libro di uno che vive
(?) all'Asmara. Mi sembra originale.

Saluti,
Umberto.

postato da: francescocecca alle ore 10:03 | Permalink | commenti
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sabato, 26 luglio 2008
Ciao Francesco,
sto terminando di leggere il tuo libro. Ho deciso di comprarlo perché
pensavo impossibile che Vetralla – quel pre-conciliare bellissimo
paesetto grigio, apprezzato solo dai forestieri e da cui traggo il mio
50% di DNA, potesse partorire una scrittore che non fosse il Domenico
Rainesi di turno o l’inarrivabile e sempre rimpianto ex sindaco
Sandrino Aquilani.
Poi leggendo ho capito che non sei proprio di Vetralla ma della Botte
e allora la cosa ha assunto gli aspetti dell’inverosimile, perché nel
mio immaginario fanciullesco la Botte ha sempre rappresentato una non
entità fisica abitata da tozzi ominidi pelosi come il pizzettaro dello
Sfizio, esseri di poche parole, dalle mani rugose di terra e dal fiato
pesante di fernet.

Dal trafiletto del Messaggero che mi aveva segnalato il tuo libro,
avevo intuito che gli argomenti non erano proprio quelli classici degli
scrittori vetrallesi: lo Sposalizio dell’Albero, la bolla della seconda
crociata, la rocca dei Vico ect ect, ma non pensavo certo di scovare il
tuo dirompente e forsennato coraggio nel metter alla berlina –
attraverso la lettura delle tue vicende personali e famigliari –questa
splendida, timorata di Dio ed ipocrita parte della Tuscia.

Mi sono piaciuti moltissimo i rimandi topografici del tuo libro, è un
piacere immaginarti girare tra le viuzze di Barbarano, metter la testa
nella reception del Pino Solitario, fare colazione al Bar Cancellieri;
inarrivabile, criptica e godibile solo per pochissimi la geniale
citazione degli abitanti di Civitella Cesi.
Ma ieri sera ieri sera tardi verso le 23, 45 durante una seduta al
bagno- quale luogo più ideale per tirare un pochino di respiro dall’
apnea quotidiana del lavoro e dalla gioia distruttrice di tre figli- ho
scoperto la coordinata umana più straordinaria del libro: tuo padre,
Italo, l’INFERMIERE per definizione, tante volte citato da mia madre e
mia zia, l’infallibile rabdomante di vene e l’indolore “insertore” di
cateteri; forse l’avrò intravisto qualche volta in quelle fugaci visite
al capezzale della mia invalida nonna (mi spiace per te, ma mia nonna
era una donna straordinaria, lucida, severamente dolce ed affettuosa e
soprattutto senza dentiera).
Mi sono ritrovato a ridere sulla tazza e ho continuato a leggere, ma
ho raggiunto l’apice dell’ilarità immaginando la faccia di mia madre e
mia zia – che tanta stima hanno per Italo L’INFERMIERE- pensandolo a
culo nudo bestemmiante in cucina mentre fa sesso!

Non sono un letterato, non sono in grado di capire se un libro è un
capolavoro o una emerita schifezza, il tuo mi sta piacendo abbastanza (
e tu dirai: “ e chi se ne frega”), lo trovo in parte disarticolato, una
prima parte troppo epistolare, una seconda (da quando descrivi le tue
sedute dallo psicologo) più intimista ma più gradevole. Mi sarebbe
piaciuta ( e tu di nuovo replicherai: “ e chi se ne frega”) una
“critica” ancora più circostanziata geograficamente del vivere nel
viterbese.

Grazie ancora per questo libro e in bocca al lupo per il tuo futuro
sia questo da scrittore, da segretaria o da becchino.

Ciao
vito
 

postato da: francescocecca alle ore 09:56 | Permalink | commenti
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martedì, 22 luglio 2008

Basta commenti sul mio blog. Se avete qualcosa da dirmi scrivetemi una mail: aleshish_82@hotmail.com.

postato da: francescocecca alle ore 11:46 | Permalink | commenti
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martedì, 22 luglio 2008
IL LIBRO DI CECCAMEA MI FA SCHIFO!!!
postato da: francescocecca alle ore 11:43 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 21 luglio 2008

Bagnacavallo

Bibliocaffè - Incontri con gli autori

L'ultimo incontro serale con gli autori nel Chiostro delle Capuccine, il 22 luglio, sarà dedicato alla presentazione del romanzo d'esordio di Francesco Ceccamea.

Silenzi vietati è il romanzo di esordio di Francesco Ceccamea. Forte di una scrittura corrosiva e curata, in cui la velocità dell’espressione orale si mescola alla ricercatezza della parola scritta, e di una storia talmente legata all’autore da sembrare completamente inventata, il libro ha ottenuto recensioni fortemente positive e un buon riscontro di pubblico.

Costruito secondo la formula del romanzo epistolare, Silenzi vietati è un’intensa confessione psicoanalitica, in cui il protagonista-autore, sfoga sulla pagina le frustrazioni e i turbamenti legati ai diversi aspetti della sua esistenza.  Parlando di sé Francesco stigmatizza i vizi dell’intera provincia italiana riconducendo allo stesso piano, Vetralla (il paese in cui vive) e l’Italia intera, la barista di cui è innamorato e il critico prestato alla televisione, la finzione letteraria e una realtà talmente vera da sembrare finta, in un gioco di vasi comunicanti che denotano una maturità e una capacità narrativa insolita in un esordiente.

postato da: francescocecca alle ore 12:55 | Permalink | commenti
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lunedì, 21 luglio 2008

Bagnacavallo

Bibliocaffè - Incontri con gli autori

L'ultimo incontro serale con gli autori nel Chiostro delle Capuccine, il 22 luglio, sarà dedicato alla presentazione del romanzo d'esordio di Francesco Ceccamea.

Silenzi vietati è il romanzo di esordio di Francesco Ceccamea. Forte di una scrittura corrosiva e curata, in cui la velocità dell’espressione orale si mescola alla ricercatezza della parola scritta, e di una storia talmente legata all’autore da sembrare completamente inventata, il libro ha ottenuto recensioni fortemente positive e un buon riscontro di pubblico.

Costruito secondo la formula del romanzo epistolare, Silenzi vietati è un’intensa confessione psicoanalitica, in cui il protagonista-autore, sfoga sulla pagina le frustrazioni e i turbamenti legati ai diversi aspetti della sua esistenza.  Parlando di sé Francesco stigmatizza i vizi dell’intera provincia italiana riconducendo allo stesso piano, Vetralla (il paese in cui vive) e l’Italia intera, la barista di cui è innamorato e il critico prestato alla televisione, la finzione letteraria e una realtà talmente vera da sembrare finta, in un gioco di vasi comunicanti che denotano una maturità e una capacità narrativa insolita in un esordiente.

postato da: francescocecca alle ore 12:54 | Permalink | commenti
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giovedì, 17 luglio 2008
Silenzi Vietati e' il nuovo libro di Francesco Ceccamea.

I listened to an interview with the young author in Fahrrenheit - il libro del giorno on Radio 3. It was interesting to hear how a writer who is comparatively young and new decided that fictional characters don't work for his writing and sticks with the real stories of his life. Apparently Silenzi Vietati tells a story of a complicated relationship in a family, or more so - gets its fleshy stories from the family of Francesco Ceccamea. He started writing this book after he wrote an email to the famous critic Massimo Onofri and received as a response from him an encouragement to use this email as the first chapter of his future book. It is intriguing enough that Onofri published recently a book with the name Sensi vietati. When Ceccamea's mother was listening to the news on the radio, she decided that Onofri, her son's university professor, stole the title from him. She had obviously misheard the first word of the title.
postato da: francescocecca alle ore 12:46 | Permalink | commenti
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martedì, 15 luglio 2008
postato da: francescocecca alle ore 13:50 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 09 luglio 2008
Ciao rieccomi, rompo un po' le scatole tanto per il gusto di farlo. Che comunque sia è meglio di quando rompo i coglioni, visto che quelli fanno più male.
Va che inizio di classe!
Beh visto che le lettere che ti ho scritto le hai pubblicate suo blog, oggi ho deciso di vestirmi elegante, sennò abbigliato da straccione come le altre volte, non ci faccio una bella figura. Che poi l'altra volta avevo pure la patta dei pantaloni aperta. S'è vista?!?
Nel caso pubblicast.. pubbliches..., mi sto incartando... Se mai pubblicherai pure questa mail ho deciso di inserirci anche uno spazio pubblicitario:
"Bevete Cocacola... ma non ruttatemi in faccia!"
Questo messaggio è stato offerto per metà dalla Cocacola® e per metà dall'ARI (Associazione Rutti Italiani).
Si si, sta venendo proprio un'e-mai di classe, manca solo che ci scriva culo e cacca.
Oooops!
Come va la promozione? E soprattutto con le vendite?
Per il concorso penso che vada comunque bene essere rientrato tra i primi 5, anche perché dal sesto non si prendeva un euro! E poi ora puoi comprarti un dizionario ecchecavoli!
Lo volessimo imparare questo itagliano una volta per tute?
Se può servire, non avendo letto gli altri, a pelle il tuo è quello che mi sembra più interessante. Ora però non ti aspettare che ci metta io quei 7 mila euro di differenza.
 
Ho sentito pure l'audio dell'intervista che hai postato... mamma mia che voce seria. E dire che se mi avessi chiamato di notte per farmi delle telefonate anonime nonché sconce, non ti avrei riconosciuto. Quella di Onofri invece era uguale. Quindi se fosse stato lui a farmi le telefonate, l'avrei beccato subito!!! Ma non chiedermi perché avrebbe dovuto!
In compenso sentire tutte quelle R mosce durante l'intervista mi ha messo l'angoscia!
 
Perché ti scrivo tutte queste cavolate non lo so, probabilmente avrei fatto più bella figura parlando delle grandi questioni che affliggono l'umanità come: Chi siamo? Dove andiamo? Sono già passato di qua? Perché le donne sono attratte dalle borsette?
 
Bene, s'è fatto tardi (non è vero, ma è un buon modo per chiudere la lettera) e ti lascio allo stuolo di ragazze che ora cadranno ai tuoi piedi e mi raccomando, finché continuerai a toglierti le scarpe in pubblico vedrai quante ancora ne cadranno.
 
Un saluto con la mano.
S'è visto?
 
Luca
postato da: francescocecca alle ore 13:48 | Permalink | commenti
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