sabato, 08 novembre 2008

"SILENZI VIETATI": IN RISPOSTA A “SENSI VIETATI”:

 

 

Caro professore ti scrivo, anzi ti invio una e-mail; ma si! Te ne invio più di una. Diciotto e-mail inviate da Francesco Ceccamea al suo vecchio professore di Italiano, quel Massimo Onofri, affermato critico letterario e stimato docente universitario a Sassari, ma prima ancora professore all'Itc di Vetralla (VT),scuola frequentata dallo stesso Ceccamea.

 

Quelle lettere elettroniche, sono adesso diventate un libro: "Silenzi vietati", pubblicato da Avagliano Editore srl per i tipi della Società tipografica romana di Pomezia, (marzo 2008, pagine 220, € 13,00). Trattasi, in fondo, di un insolito aggiornamento del romanzo epistolare di stampo ottocentesco e della finzione letteraria che gli è sottesa.

Ovviamente, non si legge alcuna risposta da parte del docente destinatario delle e-mail, autore come è noto del libro"Sensi Vietati" che il Ceccamea mutua, ironizzando nel titolo del suo romanzo.

Ma cosa aveva da raccontare l'autore di così importante al suo ex maestro?

 

Racconta, Francesco, racconta della sua famiglia, della madre, del padre,della sorella, della nonna e di alcuni compaesani: personaggi, quindi, in carne e ossa che attraversano le righe del romanzo, intrecciando le loro vicende con la detestata quotidianità della provincia, con la disastrosa educazione sentimentale e sessuale del giovane Francesco,con le sue vane sedute psicoanalitiche e con le sue numerose delusioni, Il tutto,giocato su un linguaggio ameno, divertente, ironico e molte volte tagliente.

Alcune e-mail suscitano l'allegria del lettore, laddove emerge il quadretto familiare: il padre infermiere con il pallino della caccia, la madre casalinga dal passato non bello che, forse, anzi senza forse, cerca di redimersi puntando tutto sulla devozione ai santi ai quali dedica le sue preghiere del mattino. E poi, c'è la nonna severa e una sorella che non è uno stinco di santo, alla quale Francesco, non rivolge da anni la parola.

 

Un mondo che è icona attendibilissima della tipica famiglia della provincia italiana, con i suoi scheletri nell'armadio e le sue debolezze, ma tuttavia, sempre presente. Epperò, c'è Francesco al centro del romanzo, che rimane alquanto deluso da un corso di scrittura creativa tanto che, decide di non frequentarlo più. Da qui inizia la "confessione" di Francesco sulla sua stessa vita: " Io sono e sarò niente. Quando ho capito che stavo morendo, come morite voi, come continuate a morire, ho deciso di fermarmi. E' stata tale la paura che non ho potuto fare altro che fermarmi e rimanere così." Si leggerebbe come la rassegnazione di un "vinto". Eppure, Francesco, nelle sue folli e-mail racconta la verità. Il suo grido disperato non riguarda soltanto lui, ma un'intera generazione che ha ormai smesso di aver fiducia nel futuro e che non ha più riferimenti culturali a cui aggrapparsi. Comunque, è interessante sapere che, intorno a questo libro che segna l'esordio di Francesco Ceccamea, nel panorama letterario italiano, si comincia a parlare e scrivere con un certo interesse. Lidia Ravera, ad esempio, lo ha definito un "reality-book". Mentre, lo stesso Massimo Onofri, l'interlocutore "muto" delle e-mail ceccameane, rispondendo, finalmente, al suo ex allievo, definisce il libro come "il primo romanzo-reality show della narrativa italiana".

Insomma, una bella soddisfazione per questo giovane "radicato" nella sua terra d'origine che, con questa sua opera prima, squarcia i silenzi che tendevano a soffocarlo.

Antonio Ligato

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giovedì, 30 ottobre 2008
Un vero che «c’ha faccia di menzogna» Stampa E-mail
La nuova letteratura sceglie l’invenzione. Ma per essere più fedele alla realtà profonda delle cose. Un dibattito a Cagliari

Sapete cos’è un reality book? Se il reality show - trasformare la realtà in spettacolo - è il format dominante della nostra epoca, la letteratura non può restarvi indifferente. E infatti sono usciti recentemente alcuni libri che sembrano replicare quel format: Walter Siti con Altri paradisi e con Il contagio, Mauro Covacich con Prima di sparire, Chiara Gamberale con La zona cieca, Massimiliano Parente con Contronatura, Francesco Ceccamea con Silenzi vietati. Di ciò si è parlato a Villacidro, Cagliari, in occasione del premio Dessy. Vorrei subito sottolineare la differenza tra tv e letteratura.

A un certo punto nell’Inferno Dante definisce la sua stessa opera: è un «ver c’ha faccia di menzogna». La letteratura è sì una “menzogna”, un artificio, che però - questo è il punto - dice la verità. Mentre il reality show è, parafrasando Dante, “la menzogna c’ha faccia di vero”, ossia una finzione che si presenta come vera ma che dice una bugia. Nel reality infatti uno è invitato a recitare se stesso, ma l’autenticità recitata non è più tale. Si censura la parte di sé opaca o depressa. O meglio: anche la depressione deve diventare, entro quel format, spettacolare, dotata di glamour. Ora, credo che la letteratura “lavori” su ciò che nessun reality potrà mandare in onda. Su ciò che non è rappresentabile, se non in modo indiretto: la qualità impalpabile delle nostre relazioni con noi stessi e con gli altri, il sottosuolo dell’esistenza sociale, le pulsioni più nascoste e innominabili, l’infelicità senza desideri e senza rimedio. Si potrebbe dire: il reality tv, che pure accoglie l’intera gamma dell’emotività dei suoi protagonisti, non riesce a dare cittadinanza al tragico. Ed eliminando il tragico non si può dire alcuna verità significativa sulle cose. Lo scrittore inoltre ha bisogno di impiegare tutta la sua immaginazione (Machado: «La verità si inventa»), mentre nel reality non si inventa nulla perché la realtà vi è tutta immanente, specchio unicamente di se stessa. Nei romanzi prima citati gli autori mettono se stessi in scena dentro la narrazione. Si trasformano in protagonisti: è un modo onesto di rispondere alla crisi del personaggio-uomo a suo tempo denunciata da Giacomo Debenedetti, alla crisi cioè dell’immaginazione narrativa, incapace ormai di creare personaggi solidi e corposi.

Così l’autore stesso si fa personaggio.Parlano di temi diversi, oscillano tra autocommiserazione e autodenigrazione, ma tutti in un modo o nell’altro fanno i conti con il lato oscuro dell’esistenza. L’eros dei romanzi di Siti è distruttivo e funereo, Covacich conclude con un lutto (la perdita del bambino della donna amata), la Gamberale racconta una malattia, Ceccamea immagina una realtà consegnata per intero alla morte, Parente rappresenta l’esistenza di chi forse non esiste. Insomma credo che l’unico reality book interessante sia quello che stravolge dall’interno la filosofia del reality, apparentemente simulando la realtà ma poi mostrando ciò che nessun reality potrà contenere o riassorbire: e cioè il tragico dell’esistenza che non si spettacolarizza.

di Filippo La Porta

10 ottobre 2008

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lunedì, 20 ottobre 2008
SILENZI VIETATI – Francesco Ceccamea (Avagliano Editore. 220 pp., 13 euro)
A metà tra Truman Show e un reality tv, qui chi dice io si chiama Francesco Ceccamea e, come apprendiamo dalle note di copertina, ha le sue stesse caratteristiche esistenziali. Non solo, ma il libro si compone di una serie di mail scritte a una persona in carne e ossa, Massimo Onofri, suo vecchio professore delle superiori ora noto critico letterario; e si ha ragione di ritenere che parimenti reale sia lo sbeffeggiato psicologo, nonché di temere che lo siano i componenti di questa famiglia Tennenbaum de noantri del Viterbese.
Nonostante le patologie sessuali del protagonista, ovviamente derivanti dal rapporto materno, abbiano un che del Portnoy ormai splendido 40enne, va subito aggiunto che questo è un esordio folgorante. Roba comica, che a tratti ci si piscia addosso dal ridere, unita a una capacità affabulatoria ammirevole. Finito il libro resta un senso di inappagamento: avremmo voglia di gustarci altre mail. E di attesa trepidante per il suo secondo romanzo.      
Colonna sonora: BECK Modern guilt   

BAZAR - Cultura e intrattenimento intelligente.
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mercoledì, 15 ottobre 2008

MONOLOGO EPISTOLARE

Tra le opere in esordio è quella che ha riscosso l'accoglienza più eclatante. Silenzi Vietati, il romanzo di Francesco Ceccamea, non poteva passare inosservato. Scritto nella forma di e-mail, ciascuna a costituire un capitolo, ha nel destinatario un personaggio d'eccezione: il professore d'italiano presso l'istituto tecnico frequentato dall'autore in gioventù, nientedimeno che Massimo Onofri, nel frattempo diventato critico letterario tra i più autorevoli e professore universitario. Nei suoi confronti l'ex alunno, da sempre nutre un'ammirazione assoluta, persino morbosa. Un mito che elegge a suo confidente, al quale raccontare tutto, ma proprio tutto, e tanto più aperta è la confessione perché l'interlocutore, al quale sono portati i saluti e i baci anche per la moglie e la figlia, mai risponde. Gli racconta tutto di sé: le ambizioni letterarie nate sui banchi di scuola, quando in cattedra c'era il suo grande prof, e poi la sua famiglia, le sedute dallo psicologo, presso il quale una volta a settimana cerca il modo di venire a capo del suo vero grande problema, l'ossessione della vita: come riuscire finalmente a farsi una ragazza. Un romanzo epistolare, dunque, ma nella forma di un monologo: nevrotico, irresistibile, straripante, che una scrittura duttile, vivace e ironica sa rendere nella sua immediatezza.

Il romanzo fin dal titolo occhieggia l'amatissimo prof, con il richiamo a un suo precedente libro, il diario pubblico Sensi vietati (Gaffi, 2006), di cui vorrebbe riproporre lo spirito dissacratorio e e irriverente, apertamente controcorrente, stavolta su coté intimo, familiare, al più della dimensione locale, là dove quello del maestro sferrava i suoi fendenti nello spazio pubblico e culturale nazionale. Silenzi vietati perché nulla è taciuto, in un racconto talmente reale nei riferimenti a persone e circostanze da apparire inventato.

Il romanzo ha ricevuto attenzioni dalla critica, lusinghiere non meno che incuriosite. A partire dallo stesso Onofri, su “Tuttolibri”, che per una volta si è trovato a occuparsi di un libro in cui era un personaggio, occasione nella quale ha proposto una formula, per l'opera, degna di attenzione: “romanzo reality show”, ossia un Truman show alla rovescia, con il diretto interessato consapevole autore della vita di tutti gli altri, inconsapevoli personaggi, Onofri per primo.

Nel romanzo tutto ha inizio da un corso di scrittura creativa: passaggio quasi obbligato per chi, oggi, si accosti alla scrittura, e oggetto di tante divertite narrazioni di questi anni. Pare che da questa prima e-mail sia nata la sollecitazione da parte di Onofri, che vi aveva colto della letteratura, a continuare.

Ceccamea, c'è da scommettere, non chiedeva di meglio, e così è nato questo libro. Come sono nate, nel recente passato, narrazioni dai blog, così Ceccamea ha fatto ricorso alle e-mail per il suo romanzo d'esordio. Ma non traggano in inganno le premesse, la resa appare tutt'altro che improvvisata, e anche a volerla ammettere è un'improvvisazione non priva di metodo. Ceccamea mostra di possedere qualità di riguardo nella scrittura e nella composizione del romanzo (al di là di qualche lungaggine, nella seconda parte, non sempre all'altezza della formidabile parte iniziale).

Centrale è il tema della scrittura come confessione. Le e-mail non sono che una variazione rispetto alla più classica forma del diario. Ma diventa particolare se il destinatario è il proprio prof d'italiano: allora può accadere, come nei temi in classe tante volte, di confessare i più nascosti pensieri, che mai fuori da quello spazio franco si sarebbe disposti a rivelare (si confida sulla lealtà dell'insegnante, che mai rivelerà ad altri, come nella confessione in chiesa, quei segreti), ma con quel tanti di attenzione alla scrittura che è dovuta quando il destinatario è un prof e per di più d'italiano, figuriamoci se si chiama Massimo Onofri. Nel romanzo, poi, la figura del confessore viene replicata in quella dello psicologo, con il quale per antonomasia la comunicazione è priva di filtri o inibizioni.

Romanzo che potrebbe dirsi pornografico, e non solo per le rivelazioni della propria sfera più intima, con una spudoratezza dagli effetti spesso esilaranti, ma anche per i riferimenti espliciti a fatti e persone, con tanto di nomi e cognomi: la scuola superiore ai tempi di Onofri, professore mitizzato, la famiglia con i ritratti senza censure del padre dalla virilità ostentata, la madre scontenta alla quale il piccolo Francesco rubava i collant, la nonna che a dispetto delle speranze dei congiunti non vuole morire, la sorella dai fidanzati improponibili; con la provincia viterbese sullo sfondo.

Inevitabili appaiono, a leggere il libro, certi rimandi a opere per le quali sembra di cogliere la dichiarazione di un debito, nella forma dell'omaggio: Lamento di Portnoy di Philip Roth, Il male oscuro di Giuseppe Berto, opere che Ceccamea dichiara di aver letto solo dopo la stesura del romanzo, o di non aver letto per nulla. Se per davvero o per tenere fede a uno spontaneismo da illetterato, questo è parte del personaggio che Ceccamea si è creato.

Onofri ha colto, nella sua recensione al romanzo, un rimando tra gli altri inevitabile, tra i tanti cui il libro si presta: a Porci con le ali di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice. Per cogliere il ritratto di una generazione, quella dei trentenni di oggi, il disagio sessuale e l'impotenza psicologica, ora implacabile e senza speranza, alla stregua, parafrasando quel titolo manifesto, di un Porci castrati. Acuta osservazione che merita di essere approfondita. Si tratta del disagio maschile di fronte alla femmina emancipata sessualmente: quanto l'uomo, la donna ha voglia di sesso e ora ha smesso di nasconderlo, una volta era più semplice: c'erano le troie e c'erano le brave ragazze, con le prime ci si scopava e basta, le altre erano quelle da sposare: oggi le donne sono un ibrido delle due categorie. Così ci spiega il Ceccamea narratore e personaggio, nonché autore di questo piccolo libretto sapienziale, o vademecum per giovani adulti, disincantati e afflitti di fronte alla vita, con le incertezze che hanno smesso di essere quelle dell'adolescenza, quando tutto è scoperta e avventura, per diventare disvelamento di un ingranaggio che si avverte come estraneo e da cui si vuole sfuggire.


Non fosse per l'altro sesso, per l'attrazione irresistibile che esercita l'altra metà del cielo. “Un uomo che non avrebbe due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. E' il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate” (Philip Roth, L'animale morente).

Ma finirà per capire il personaggio che la cosa che tanto lo angusta, il non avere una ragazza, è la maniera che inconsapevolmente ha con tenacia per scamparla e farla franca: “Il giorno che avrò una ragazza al mio fianco, il giorno che starò in un ristorante con una ragazza che mi stringe la mano e mi sorride (...) io sarò uno di loro, io sarò come tutti, e io non ho mai voluto questo. Perché gli altri, loro, quella massa indistinta e compatta a cui non sento di appartenere, in cui non riesco a entrare, gli altri, loro, poi muoiono. Con gli anni che passano”. La sua diversità, la sua non vita, altro non + che una maniera di sfuggire alla morte.

MARCELLO D'ALESSANDRA – L'INDICE DEI LIBRI DEL MESE

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martedì, 07 ottobre 2008

Irregolare, flessibile, sghembo: il romanzo di Francesco Ceccamea, Silenzi vietati (Avagliano, pp. 224, euro 13) è un turbinoso corpus di e-mail inviate da Francesco, un giovane tutto il giorno chiuso in casa «con una faccia da interista il lunedì mattina», a Massimo Onofri, il critico letterario suo ex insegnante all’Istituto tecnico commerciale e all’occorrenza scelto come privilegiato interlocutore, «brillante come un tavolo di mogano appena lucidato». Sono lettere inviate dal «margine della vita», da cui il nevrotico estensore non intende sganciarsi, che descrivono con feroce spietatezza, e con narcisistica enfatizzazione di ogni atto, lo stato di implacabile solitudine dell’io e insieme la vischiosa monotonia della provincia viterbese. Le deviazioni di argomento, gli incisi, i commenti, le prolungate illustrazioni pure di particolari irrisori e, per contro, certe fulminanti sintesi, i toni alti, strozzati e gli ironici autoascolti danno al testo un andamento anarchico e una furente musica di fondo, una vocalità a tratti sfumata, pronta a rinnovarsi e un’accorata voce insinuante. Francesco frequenta un corso di scrittura creativa: depresso, è in analisi, legge e fantastica sulle donne in un «vortice di incertezza», ha problema con il sesso e si serra in sé come in una specie di «bunker antiatomico». Anche i rapporti con la famiglia sono disastrosi. Dalle concitate parole emergono ritratti a forti tinte: il padre infermiere, che trascura la casa e riserva ogni suo tempo alla caccia; al madre che «si rivolge a Dio»; al sorella tossica, senza un «cervello fisso». Il romanzo, che sciorina una «processione carnascialesca» di volti e miscela con frenesia vari registri linguistici, ha una struttura circolare, riferendosi a un interlocutore che non rispone: da qui il rimbalzo che la confessione del protagonista ha verso chi al pronuncia con la volontà di non volere «un pubblico da deludere». Il discorso ardito, condotto a estreme sponde di stupore, metabolizza le molte anomalie di ritmo (si va dal dialogo al monologo, dall’intervista al saggio) in un flusso impetuoso di microepisodi che fanno del loro tempestoso disordine un potente veicolo narrativo. (Niccolò Gallo)

lunarionuovo - rassegna di letteratura diretta da Mario Grasso

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martedì, 30 settembre 2008
 

IL LAMENTO DI VETRALLA RICORDA LA DE FILIPPI PIU' CHE PHILIP ROTH.


Si fa un gran parlare di reality book, ossia di un libro in cui la voce narrante, il protagonista autobiografico, metterebbe in gioco se stesso, la propria vita, i propri sentimenti, il mondo in cui vive, le persone che lo popolano. A me sembra un modo con cui la letteratura si illuda di stare al passo con i tempi della società dello spettacolo, ma il premio Dessì ha pure dedicato una tavola rotonda all'argomento. Ci sono almeno due casi eclatanti, il romanzo di Mauro Covacich, “Prima di sparire” e l'esordio di Francesco Ceccamea, allievo di Massimo Onofri, “Silenzi vietati” (di romanzi come quello di Walter Siti “Troppi paradisi” si parla di capolavoro, non di reality o cosa). Se nel primo caso siamo dalle parti di un format alla Maria De Filippi, con il protagonista che si sente “tronista” e racconta l'innamoramento per un'altra donna e l'abbandono della moglie, nel secondo caso siamo oltre, siamo in un reality andrologo, in un grande bordello dell'autoerotismo. Ceccamea, in una forma epistolare, racconta a Onofri, suo professore di liceo, le sue vicissitudini sentimentali e i suoi problemi erotici, mettendo in piazza i propri “cazzi” e quelli di Vetralla. Non risparmiandosi impulsi omoerotici – con tanto di proposta indecente per il professore – e disfunzioni erettili.

Bene, si fa per dire, ora il problema è che i romanzi di questo genere, sotto quale metro, o centimetro, di giudizio possono sottostare? C'è chi ha accostato Ceccamea a Philip Roth, che è come dire che Fabrizio Corona è Silvio Pellico, e il suo romanzo una specie di “Piagnisteo di Portnoy” o di “Lamento di Vetralla”. Entro quali parametri vanno giudicati, belli o brutti? Se sono romanzi, vanno giudicati per quello che sono, romanzi, dunque narrazioni avvincenti nel condurre il lettore in un mondo esterno e/o di senso e /o persino alla scoperta della sua mancanza. Ma se un romanzo ha come sua struttura e cifra narrativa l'apparire più simile a un format televisivo – e neanche in modo antifrastico com'era il “Talk Show” di Luca Doninelli – qual'è il metro di giudizio? La scrittura è ancora finzione o simulazione?

Non so, certo la attendibilità storica, reale, della vicenda narrata, purtroppo, diventa fondamentale.

Se Covacich si rimette con la moglie, noi che abbiamo letto? Un intermezzo? Se Ceccamea si scopre donnaiolo che ce ne facciamo noi dei suoi piagnistei? Ecco, proprio su Ceccamea i soliti maligni mettono in giro voci che, a questo punto, vanno raccolte non come gossip, ma come argomenti a supporto o contro la bontà mediatica di questo romanzo. Ad un premio letterario, Ceccamea era accompagnato – sostiene una fonte che vuole rimanere anonima – da una giovin pulzella che, per la grande meraviglia di chi aveva letto la storia di Ceccamea – sia il libro o i servizi come quello di “Novella 2000” dedicato al paese in cui è ambientato il libro – era in dolce attesa. Certo, ci sono molte spiegazioni. Che la ragazza non fosse sua, che alla sua ragazza fosse stato applicato il metodo “machiavellico” della mandragola o che Ceccamea sia un impostore. Ossia, non abbia tutti quei problemi sessuali di cui dice. Allegria, allora, ma dunque il “Lamento di Vetralla” è una balla bella e buona.


Luca Mastrantonio.


“IL RIFORMISTA” - 29 SETTEMBRE 2008






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martedì, 30 settembre 2008
 

REALITY BOOK”: QUANDO IL LIBRO “COPIA” LA VITA


Qualche giorno fa a Villacidro (Ca), in occasione del Premio Dessì e organizzata dalla Fondazione allo scrittore intitolata, s'è tenuta una tavola rotonda sul tema “Oltre le frontiere del realismo: esiste il reality-book ?”. Un tema che mi chiama in causa, essendo io stesso ad aver coniata l'etichetta per giustificare l'apparizione quasi simultanea d'una serie di romanzi italiani in cui entrava una serie di personaggi con un nome e un cognome (o con un'identità riconoscibile) che li poneva, per ciò stesso, in una coincidenza, diciamo così, promiscua, con persone in carne e ossa. Qualche esempio? Walter Siti di “Il contagio” (Mondadori, ma potrei citare anche il suo precedente) e Massimiliano Parente di “Contronatura” (Bompiani): quando è vero che i protagonisti appartengono a un'anagrafe che è la stessa del loro autore. Mauro Covacich: che, in “Prima di sparire” (Einaudi), racconta la fine del rapporto con sua moglie e l'approdo a quello con una nuova compagna. Arturo Buongiovanni, già nella vita “avvocato dei pentiti”: il quale in “Intendo rispondere” (Donzelli), mette in campo sé stesso, il cliente camorrista reo confesso, il magistrato D'Alterio e l'ispettore Auricchio, attori della dolorosissima vicenda reale. Francesco Ceccamea: autore d'un romanzo via e-mail, “Silenzi vietati” (Avagliano), dove incontriamo il suo vecchio professore d'italiano, oggi critico letterario, nonché la sua difficile storia sessuale, la sua famiglia e un paese intero, Vetralla, che in quelle pagine si è riconosciuto, non importa come. Dopo le osservazioni di Filippo La Porta, Duillui Coacci, e degli stessi Ceccamea e Buongiovanni (che per il suo libro, assai acutamente, con riferimento a certe trasmissioni americane, ha preferito parlare di “real book”), sono giunto alla conclusione che quella categoria di “reality book”, è sì, plausibile, ma necessita di ulteriori chiarimenti. La natura principale di “reality book” di questi romanzi, non sta, infatti, nel tasso di realtà che viene restituito o nell'eventuale occhio-telecamera, che la vita propone in presa diretta. Sta semmai, nel rapporto che il testo instaura col contesto. Covacich che chiede alle due donne di firmare una liberatoria per consentire al romanzo di esistere, come si farebbe con qualsiasi ospite televisivo: mentre gli amici scrittori, ritratti nel libro, continuano a vivere la loro vita reale ma col carico di significati che hanno esperito in “Prima di sparire”. Ceccamea, che diventa l'eroe di tanti giovani compaesani, i quali gli chiedono di entrare nel prossimo romanzo, con la stessa speranza con cui si presentano alle selezioni del “Grande Fratello”. “Novella 2000” che arriva in paese alla ricerca di scoop sessuali, prolungando, di fatto, le vicende di “Silenzi vietati”, oltre il romanzo stesso: con coda di querele. Il “reality book”, insomma, sta qui, nel suo carattere performativo, laddove tutto ciò che avviene fuori e oltre il romanzo contribuisce, strutturalmente, a fornirgli nuove ipotesi di senso.


Massimo Onofri.


“AVVENIRE” - 27 SETTEMBRE 2008



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lunedì, 22 settembre 2008
Reality book
S'avanza uno strano romanzo
MARIO BAUDINO
Scrittori sull’isola
Che esista davvero qualcosa di nuovo, nel mondo dei romanzi? Un niente, magari, un «format», direbbe qualcuno. Una tendenza? L’idea è venuta a Massimo Onofri e agli organizzatori del premio Dessì (che viene consegnato domani a Villacidro, vicino a Cagliari). Si sono chiesti se non stia nascendo il reality book, ovvero il romanzo i cui personaggi entrano con il loro nome e cognome, e questa non sarebbe una novità, ma in più si comportano come se fossero spiati da una telecamera. Qualche esempio? Troppi paradisi di Walter Siti, Prima di Sparire di Mauro Covacich. Per non parlare di Silenzi Vietati di Francesco Ceccamea e Intendo rispondere di Arturo Buongiovanni, i cui autori saranno presenti oggi alla tavola rotonda con Filippo La Porta e Massimo Onofri. Secondo La Porta «l’unico reality book interessante è però quello che stravolge dall’interno la filosofia del reality, apparentemente simulando la realtà ma poi mostrando ciò che nessun reality potrà contenere». A questo proposito Ceccamea è reduce da una diversa e curiosa esperienza: dopo il suo romanzo ambientato in un piccolo centro vicino a Viterbo», è piombata in paese Novella 2000 per intervistare, radiografare e fotografare tutti gli scandalizzati protagonisti, che si erano riconosciuti nei personaggi. Un paese alla prova del reality. Altro che l’isola dei famosi.

Isolato o immolato?
Massimiliano Parente, giovane scrittore, ha deciso di immolarsi. Di conseguenza ha pubblicamente denunciato la Bompiani, e la sua direttrice Elisabetta Sgarbi, di avergli fatto saltare un libro su Proust, già concordato, solo perché si era preso a pesci in faccia, e pubblicamente, con Vittorio Sgarbi, rompendo una sorta di patto. All’inizio dell’estate, infatti, aveva accusato pubblicamente il critico d’arte di avergli più o meno ordinato di firmare un articolo di elogi sperticati al suo indirizzo, già pronto. E pubblicato sul Riformista un esilarante scambio di sms. Ora, lunga lettera sull’irrinunciabile Dagospia. Lungo silenzio intorno.

L’isola antifascista
«Abbiamo un gran bisogno di antifascismo in piazza - scrive Clara Sereni, autrice del notissimo Casalinghitudine, sull’Unità -, e bene ha fatto ad esempio la Cgil ad impegnarsi in tal senso, ma bisognerebbe cominciare a chiarire cosa significhi anti-fascismo fra le lenzuola, domestiche e non». Antifascismo fra le lenzuola. Esclusa per ora la resistenza armata sui monti, si attende l’ordinanza di un sindaco.

 
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mercoledì, 17 settembre 2008

Incontro sul reality book al Premio Dessì

ALLE FRONTIERE DEL REALISMO: ESISTE IL REALITY BOOK?
Tavola rotonda introdotta e coordinata da Massimo Onofri

Piazza Zampillo, Villacidro
Venerdì 19 settembre ore 17.30

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE GIUSEPPE DESSÌ
logodessibianco.gifXXIII EDIZIONE ANNO 2008
Villacidro (VS), 17-21 settembre
Cerimonia di Premiazione

Sabato 20 settembre ore 18
Piazza Zampillo, Villacidro

www.fondazionedessi.it


Si terrà venerdì 19 settembre alle 17.30 in piazza Zampillo a Villacidro, nell’ambito della 23esima edizione del Premio Letterario Giuseppe Dessì, la tavola rotonda dal titolo Alle frontiere del realismo: esiste il reality book? Introdotta e coordinata da Massimo Onofri con Francesco Ceccamea, Arturo Buongiovanni, Mario Baudino e Filippo La Porta.

La rosa dei finalisti del Premio Dessì 2008 e il  Premio Speciale della Giuria.


Che cos’è il reality book? Cosa potrebbe essere? Di certo un romanzo i cui personaggi entrano con il loro nome e cognome, come fossero spiati da una telecamera, che è poi il punto di vista del narratore: vengono in mente Troppi paradisi di Walter Siti, o il recente Prima di Sparire di Mauro Covacich.
A Villacidro il 19 settembre arriveranno 2 degli autori che forse il reality book lo hanno scritto davvero: Francesco Ceccamea, classe 1978, che nel suo Silenzi Vietati (Avagliano Editore, 2008) – romanzo epistolare indirizzato al vecchio professore di italiano Massimo Onofri - racconta con ferocia tutta la sua vita, la famiglia, l’assurda provincia viterbese; e Arturo Buongiovanni, avvocato specializzato nell’assistenza legale ai cosiddetti pentiti, che in Intendo rispondere (Donzelli, 2008), romanzo-verità a cavallo tra la cronaca e lo scavo romanzesco dentro una mente criminale, ha narrato la storia vera del camorrista Ferdinando, collaboratore di giustizia accusato dell’omicidio del giornalista Siani, della cui difesa Buongiovanni si è occupato.

Sembrerebbe quasi che il romanzo d’introspezione - Ceccamea parla della sua impotenza sessuale - e il romanzo d’inchiesta - tale continua ad essere sulla camorra il romanzo di Buongiovanni -, per soddisfare il più possibile la loro stessa fame di realtà, abbiano spinto i loro confini fino a forzare il proprio genere di appartenenza.
Nasce così il reality book. Ma è poi davvero nato?

ALCUNE SINTESI DAGLI INTERVENTI CRITICI

Arturo Buongiovanni: “Credo che vi siano alcuni temi, sensazioni o stati d’animo, che hanno bisogno, per essere percepiti nella loro essenza più vera e più intima, di essere immersi nella realtà, la più concreta possibile. Nel mio caso, tanti hanno scritto di malavita, ma ritengo che, perchè il lettore possa comprendere appieno il fenomeno “storico” ed anche gli stati d’animo dei protagonisti, e quindi, poi, il significato più profondo di alcuni, anche ripugnanti, comportamenti, abbia bisogno di una sorta di “lente di ingrandimento”, di uno strumento che consenta di carpire il senso reale delle cose senza eccesivi debiti nei confronti della cronaca o troppi crediti nei confronti di un romanzo puro. Il reality book, ma è solo la definizione di un aspetto di questo lavoro, a questo punto esiste in quanto necessario. Del resto la realtà stessa è fatta di momenti. La scelta delle scene e la loro ambientazione è il primo, importante, contributo, dell’autore.”

Francesco Ceccamea: “Anche la letteratura si misura con quella che oggi è la principale forma di intrattenimento. Come per il reality però, non si parla di aderenza totale alla realtà. Uno scrittore prende la propria vita e prova a raccontarla con quelli che sono gli strumenti comuni della narrativa. Deve far diventare arte ciò che vive o ha vissuto e deve farlo intrattenendo il lettore: c’è una scaletta, uno spunto e poi un lavoro di regia occulta sulla realtà. E’ come la maggior parte dei romanzi scritti fino a oggi, solo che qui i nomi, i posti, le situazioni sono vere, o partono da qualcosa di realmente accaduto. La differenza con il reality televisivo è che il narratore è l’unico che sa di essere sotto l’occhio del grande fratello. Anzi, è lui il grande fratello. E’ l’attentato alla privacy degli altri, con o senza il loro consenso e soprattutto lo svelamento della propria. Non si tratta di autobiografismo. Lo scrittore è anche libero di inventare tutto quello che vuole, ma alla fine comunque dovrà dichiarare che “gli eventi e i personaggi non sono frutto di invenzione e che ogni riferimento a fatti o persone reali non è del tutto casuale. E’ la letteratura che  trasforma la violazione della privacy e la diffamazione in un genere letterario.”

Filippo La Porta: “Oggi alcuni scrittori mettono se stessi in scena nei loro romanzi, più o meno direttamente (Walter Siti, Mauro Covacich, Francesco Ceccamea, Antonio Pascale), si trasformano in protagonisti: è un modo onesto e a volte efficace  di rispondere alla crisi del personaggio-uomo, alla crisi dell’immaginazione narrativa, ed è anche una presa di responsabilità da parte degli autori stessi.
L’unico reality book interessante è però quello che stravolge dall’interno la filosofia del reality, apparentemente simulando la realtà ma poi mostrando ciò che nessun reality potrà contenere: il tragico dell’esistenza, il dolore non redento, il lutto immedicabile, il vuoto che non si spettacolarizza etc.. etc.. etc..”

I FINALISTI

Narrativa: Simona Vinci, Strada provinciale tre, (Einaudi, 2007); Roberto Ferrucci, Cosa cambia (Marsilio, 2007); Enrico Brizzi, L’inattesa piega degli eventi (Baldini Castoldi, 2008).
Poesia: Antonella Anedda, Dal balcone del corpo (Mondadori, 2007); Giuseppe Langella, Il moto perpetuo (Nino Aragno Editore, 2008); Michele Sovente, Bradisismo (Garzanti, 2008).
Il Premio Speciale della Giuria è andato a Giuseppe Ayala per il libro Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, 2008).

I vincitori delle sezioni Narrativa e Poesia saranno resi noti sabato 20 settembre, durante la cerimonia di premiazione che si terrà in piazza Zampillo, Villacidro, a partire dalle ore 18.00. La serata sarà condotta da Stefania Pinna.

La Giuria del Premio Dessì, a causa della prematura scomparsa di Idolina Landolfi, che di quella giuria faceva parte, ha deciso di dedicarle un premio che è stato assegnato allo studioso Rodolfo Sacchettini, autore de L’oscuro rovescio. Previsione e pre-visione della morte nella narrativa di Tommaso Landolfi (SEF, 2006).

La giuria del Premio è composta da Silvio Ramat (Presidente) Anna Dolfi, Duilio Caocci, Gianni Filippini, Laura Pariani, Marcello Fois, Mario Baudino, Massimo Onofri, Massimo Murgia (Segretario del Premio e Presidente della Fondazione Dessì), Dimitri Pibiri (Segretario della Giuria).

Nato nel 1986, il Premio letterario nazionale Giuseppe Dessì si è sempre caratterizzato per l’impegno degli organizzatori a portare alto il nome dello scrittore che nacque a Cagliari nel 1909, ma trascorse gli anni della sua gioventù proprio a Villacidro, nella casa dei nonni materni. In vent’anni sono stati premiati giovani autori ancora sconosciuti che poi sono arrivati al successo e sono state confermate firme già note del panorama letterario italiano. Per citarne solo alcuni: Margherita Guidacci, Silvio Ramat, Paolo Ruffili, Bianca Maria Frabotta e Alda Merini per la sezione Poesia, Roberto Piumini, Laura Pariani, Marcello Fois, Diego Marani, Nico Orengo e Giulio Angioni per la Narrativa. Oltre a Maria Giacobbe, Bachisio Zizi, Massimo Carlotto, Sergio Zavoli, Sergio Romano, Arnoldo Foà nella sezione Premio Speciale della Giuria.

Per informazioni: Segreteria organizzativa Fondazione Giuseppe Dessì
tel. 070.9314387 – 347.4117655 – 349.5456432; Fax. 1782218462
www.fondazionedessi.it
e-mail: premio.dessi@tiscali.it  - fondessi@tiscali

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sabato, 06 settembre 2008

VOLETE SAPERNE DI PIU' SUGLI SCANDALI SESSUALI A VETRALLA? 

CLICCATE QUI SOTTO. 

http://www.youtube.com/watch?v=AlAGEtTNRCM

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lunedì, 01 settembre 2008
Ciao, ho letto della disavventura con Novella 2000, ma alla fine spero (ma alla fine penso sia così) che si risolva bene.
Vedi, te ti dai tanto da fare per scrivere un libro e poi uno con un articoletto fa più successo ;)
Naturalmente i pettegolezzi hanno sempre più successo delle cose importanti, ma guarda il lato positivo, alla fine tutta questa storia può essere lo spunto per un nuovo libro.
 
Senza contare la pubblicità gratuita, anche se chi leggerà Silenzi vietati per cercare del pettegolezzo dimarrà deluso. Vabbè vorra dire che poi ci sarà un fiorente mercato di libri usati, per tutti quelli che hanno comprato il tuo libro e poi non sanno che farcene!!!
 
Altra cosa che volevo dirti, è farti gli auguri visto che leggo che sei quasi papà.
Ma preparati ad invecchiare improvvisamente di dieci anni!
 
Avevo visto l'intervista che c'era sul video sul tuo blog (anzi a dire il vero vista e sentita, dato che solo col labbiale sarebbe stato difficile riuscire a capirci qualcosa) ed Onofri aveva accennato sta cosa della tua paternità, ma io pensavo fosse una battuta.
 
Ancora auguri e fai il bravo papà ;)
 
Luca
 
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giovedì, 28 agosto 2008

CORRIERE DI VITERBO - Giovedì 28 Agosto 2008

L’editore invita cittadini e non a visitare le bellezze del posto

Riflettori su arte e storia

Ghaleb cita studiosi locali di grande fama

 

VETRALLA – Negli ultimi tempi la cittadina e stata al centro di un turbillon mediatico che l’ha portata a comparire sulle principali testate scandalistiche e di pettegolezzo a livello nazionale.

A seguito della pubblicazione di un libro che svelava dettagli piccanti sulla vita di alcuni cittadini vetrallesi, i cultori del gossip si sono ritrovati a leggere il nome di Vetralla, con il suo patrimonio storico e letterario, avrebbe tutti i requisiti per stare sotto i riflettori tanto è importante il bagaglio culturale che le appartiene.

E’ il caso dell’editore Davide Ghaleb che ha spiegato come ritenga “Triste assistere, in questi giorni di fine estate, al ciarlare, da parte di cittadini vetrallesi e lettori di periodici scandalistici, che si è scatenato dopo la pubblicazione di un libro che tratta di certe tematiche. Vetralla – considera l’editore – è stata ed è fucina di arte, lavoro e creatività. Lo dimostrano i numerosi artisti, scrittori e personaggi di cultura che hanno contribuito e contribuiscono a farne uno dei centri della Tuscia più ricchi di cultura”.

A sostegno della sua volontà di affermare Vetralla come polo culturale Ghaleb prosegue portanto degli esempi. “Non è un caso che nei primi anni novanta due realtà importanti mossero i primi passi proprio in questa cittadina: Il Museo della città e del territorio, fondato da Enrico Guidoni ed Elisabetta De Minicis, ma anche – prosegue – la casa editrice Ghaleb, che oltre a pubblicare volumi su questo patrimonio ha aperto le sue porte a persone stusiosi ed appassionati ma non certo di gossip – chiarisce – che si sono formate e fatte apprezzare poi in ambito scientifico, come ricercatori, studiosi e giornalisti, la casa editrice vanta anche la formazione di veri e propri esordienti di letteratura, saggi, poesia e narrativa”.

“Poche cittadine possono vantare – continua – un tale patrimonio culturale, senza poi dimenticare coloro che sono stati per anni una fonte storica a cui è fatto riferimento e penso ad esempio ad Andrea Scriattoli, Domenico Rainesi, Vittorio Smera, Mario De Cesaris, Amerigo Gambini e Romolo Alecci”.

Prima di concludere Ghaleb ricorda anche il ruolo che hanno avuto “i vari assessorati alla Cultura e le Proloco, che hanno creato e sostenuto sagre e feste che hanno fatto conoscere ed apprezzare il nostro centro”.

 

Emanuele Trevi

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domenica, 24 agosto 2008
 Un giovane scrittore, una città di provincia. “Silenzi vietati” di Ceccamea rompe il tabù dell'impotenza. E' già un caso editoriale.

Il brancati che sconvolse Vetralla

Dopo il servizio scandalo di Novella 2000, parla l'autore: “Nulla di scabroso. Scrivendo sono guarito”


VETRALLA – Prendete il Bell'Antonio di Vitaliano Brancati. Mettetelo nel frullatore insieme al giovane Holden di Salinger. Passateci sopra una spruzzatina di Philip Roth, quello del Lamento di Portnoy va benissimo. Risultato: nitroglicerina pura. Nitroglicerina per una sonnacchiosa cittadina di provincia come Vetralla, che, prima dell'aprile scorso, l'ultimo momento di chiara fama, fuori dai confini viterbesi, l'aveva avuto con il sequestro della cava di Cinelli, divenuta terminale di un maxi giro di rifiuti tossici. Questa di “Silenzi vietati”, romanzo epistolare al tempo delle email scritto dall'esordiente Francesco Ceccamea ed edito dalla Avagliano di Roma, è invece un'altra storia.

E' la storia dei dolori del giovane Francesco, classe 1978, una “fraba” con le ragazze, la definizione è sua, per via di quel problemino lì, quello del Bell'Antonio di Brancati per capirsi. Ce n'era già abbastanza per mettere in subbuglio una cittadina come Vetralla. Il resto lo hanno fatto una scrittura aspra e vitalissima, quintali di ironia e autoironia, ma soprattutto nomi, cognomi, fatti e qualche misfatto di un piccolo mondo di provincia, raccontati con una crudezza e un realismo che hanno fatto guadagnare a “Silenzi vietati” la definizione di reality book italiano. Un piccolo mondo, quello vetrallese, ancora troppo antico di fronte a certi argomenti, a certi tabù, come quello dell'impotenza – ma solo psicologica – che tormenta dalla prima all'ultima pagina il giovane protagonista (per la cronaca: problema risolto, il giovane aspetta una figlia dalla fidanzata). Ma per far esplodere la bomva ci volevano dei professionisti. Ci sono voluti, è roba di questi giorni, quelli di Novella 2000, ai quali non è sembrato vero di trasformare Vetralla in una Peyton Place de 'noantri, con tanto di personaggi del romanzo paparazzati a loro insaputa, e con inevitabile strascico nelle aule di un tribunale. I cinici hanno pensato, qualche maligno lo ha pure detto: vuoi vedere che Ceccamea, che sulle pagine di Novella 2000 appare in foto sorridente, mentre intorno brandelli di città vengono passati al tritacarne, lo scandalo se l'è cercato? In fondo Novella 2000 non fa mica critica letteraria.

“Sono stato ingannato”, giura lui: “La verità – dice Ceccamea – è che hanno preso dei personaggi marginali del romanzo, citati in non più di qualche riga e nemmeno per nome, e, sulla base di qualche sentito dire, li hanno trasformati nei peccatori di Peyton. Ho pagato la mia inesperienza, la mia ingenuità. La cronista è venuta da me dicendomi che la nuova direttrice di Novella 2000 voleva dare un taglio diverso, più serio, al giornale. Ci sono cascato e ora ne pago le conseguenze. Hanno fatto diventare mia sorella una cocainomane e mio padre un puttaniere, mentre io avevo solo scritto che lui, al contrario di me, era uno che ci sapeva fare con le donne. Hanno fatto passare “Silenzi vietati” per un romanzo scandalistico, di gossip, quando invece è nato con tutt'altre intenzioni”. Intenzioni letterarie sì, ma anche terapeutiche. La storia di “Silenzi vietati” è una storia di liberazione. Sessuale e sociale. Nelle e-mail inviate al suo vecchio professore di italiano alle superiori Massimo Onofri, nel frattempo divenuto critico letterario di fama (il titolo del libro fa verso proprio al suo saggio “Sensi vietati”), racconta Ceccamea, c'era proprio questa urgenza di raccontare se stesso e il suo piccolo dramma personale.

“Silenzi vietati”, dice l'autore, nasce da una grande sofferenza, nel romanzo stemperata con dosi massicce di ironia. “Non c'è sesso nel romanzo - dice – non quello praticato almeno. C'è molta masturbazione, fisica e mentale. C'è l'amore inconfessato per una ragazza che lavora in un bar, nulla di scabroso. E invece in paese, dove ci sono 40 bar, ora è scattata la caccia alla ragazza”.

Da quando il servizio è apparso su Novella 2000, la famiglia Ceccamea, confessa Francesco, “sta vivendo giorni d'inferno”: “Ci sono persone, vetrallesi, che telefonano in continuazione a casa. Vogliono sapere se ci sono loro nel romanzo. Vuol dire che nemmeno lo hanno letto”.

La Vetralla dipinta da Ceccamea in “Silenzi vietati”, non è il migliore dei mondi possibili, specialmente per uno della sua età, specialmente per uno con quel problema. Lui però alla sua città, nonostante tutto, c'è affezionato: “Sono un vero provinciale. Se vado a Roma un giorno e mezzo mi piglia la depressione. Emigrare? Magari se scrivo il nuovo Gomorra un pensierino ce lo faccio”.

Perché nonostante i premi e la gloria, di soldi finora il giovane Francesco ne ha visti pochini. Sarà per il prossimo romanzo. Ci sta già lavorando. Parlerà di pompe funebri – lui arrotonda lo stipendio da “segretaria” in un laboratorio analisi privato lavorando in un agenzia di onoranze locali – e, indovinate un po', di sesso. Stavolta praticato “perché il pistolino ha smesso di fare i capricci”. E chissà che stavolta non spunti anche la grande casa editrice. Perché anche le dimensioni contano.


La genesi dell'opera. Tutto nacque con una lettera sfogo al vecchio professore Massimo Onofri.


VITERBO-Era il 7 dicembre 2006 quando nella casella elettronica di Massimo Onofri arriva una mail del suo ex allievo al ragioneria di Vetralla , Francesco Ceccamea. “ L'ultima di una lunga serie. La scrittura è un mio pallino da sempre. A Onofri avevo proposto diversi racconti, racconti tristissimi, gente che muore di tumore, bambini abbandonati, storie alla Raymond Carver, ma lui li aveva scartati tutti. A volte nemmeno rispondeva. Poi quel giorno, era la vigilia del mio compleanno, gli inviai una lunga mail in cui sfogavo tutto il mio disagio, i miei problemi, in famiglia e fuori. Ma lo facevo con ironia”. Onofri, da buon segugio, stavolta fiuta l'osso. “ Mi scrive che ci siamo, quello può essere il primo capitolo di un romanzo epistolare. Mi spinge ad andare avanti. Ci sentiamo anche per telefono, mi da dei suggerimenti”. E' ovviamente Onofri ad occuparsi del lavoro di editing (“diciamo che ho solo pettinato-e poco- una capigliatura che era ben fatta”, racconta il critico), e a proporre “Silenzi Vietati” all'editore Avagliano. Il resto è storia arcinota; le recensioni entusiastiche sulla stampa nazionale, le comparsate televisive dello scrittore in tivù, il premio Berto ( “ Silenzi Vietati” era finalista), la presentazione a Caffeina da parte di Lidia Ravera, quella del capostipite “ Porci con le ali”.

Copie vendute? A quelle Ceccamea non ci pensa, “ sennò mi viene l'ansia”. “ So solo che siamo alla seconda ristampa”. Lo hanno accostato a Philip Roth, a Bianciardi, a Lalla Romano, a Melville. Roba a quell'età, da far girar la testa. Lui peròresta coi piedi per terra: “ Alcuni di questi scrittori non sapevo nemmeno chi fossero prima di leggere certe recensioni. Philip Roth, per esempio, l'ho scoperto dopo. Mi sono andato a leggere il Lamento di Portnoy per capire di cosa parlassero.

Le mie letture preferite? Vado pazzo per i fumetto di Robert Crumb, divoro manuali di sesso e libri di psicologia spicciola e i saggi sui serial killers. Poi si, anche un po' di sana letteratura. Brancati, Svevo, Carver, Cechov, Buzzati. Molta letteratura fantastica, molto Edgar Allan Poe.


Massimiliano Conti – Nuovo Corriere Viterbese


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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBO Mercoledì 20 Agosto 2008


Partono le azioni legali

LA VETRALLA A LUCI ROSSE FINISCE IN TRIBUNALE


VETRALLA – Chi aveva promesso azioni legali, civili e penali, dopo essere stato identificato tra i protagonisti di scandali, veri o presunti, a sfondo sessuale, avvenuti a Vetralla, ha mantenuto la promessa. In seguito a quanto pubblicato da “Novella 2000”, a proposito dei personaggi del romanzo “Silenzi vietati” di Francesco Ceccamea (Avagliano), in cui i protagonisti (non nominati con i loro nomi nel libro) sono stati, ad uno ad uno, identificati e, in qualche caso, fotografati, in quanto appunto coinvolti in “scandali”, c'è stato chi, in questi giorni, ha costretto il proprio avvocato a rientrare dalle ferie in tutta fretta per preparare le querele. Insomma, il sesso a Vetralla (non per quanto ne entra nella creazione letteraria che, come tale, depura e nobilita la sua materia) è destinato a finire in tribunale. Probabilmente, l'eventuale processo – se le denunce non verranno presto archiviate – non avrà ad oggetto il romanzo, ma quanto ne è stato ricavato giornalisticamente. Non è la prima volta, comunque, che la letteratura rischia di finire in tribunale. E' già successo (come, sul “Corriere della sera” di ieri, ricordava lo scrittore Paolo Di Stefano, a proposito proprio di “Silenzi Vietati”) ad autori illustri, Flaubert o Baudelaire, per esempio, accusati di oscenità. In realtà, i loro libri erano autentici capolavori, e dei processi a loro carico si sorride. Da sottolineare che, nella vicenda giudiziaria, lo stesso autore, Francesco Ceccamea, e i suoi familiari potrebbero figurare come parte lesa. Si vedrà. Questa storia, da giorni, sta facendo rumore. E non solo a Vetralla. (N.M.)

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mercoledì, 20 agosto 2008

Il piccolo fratello

In un reality book vizi e virtù di paese

 

 

Non capita spesso che Novella 2000 si occupi di romanzi e quando ciò accade non c' è da rimanerne né entusiasti né allarmati, ma resta la curiosità. E' successo la settimana scorsa per un libro che la critica ha salutato con favore, Silenzi vietati di Francesco Ceccamea (pubblicato da Avagliano). Il romanzo, che Mario Baudino ha efficacemente definito «romanzo di sformazione» e Lidia Ravera un «reality book», ha fatto scandalo perché racconta con irridente precisione un piccolo mondo di provincia, quello di Vetralla, un paesotto del Viterbese. L' autore mette in piazza, in forma epistolare (le e-mail di cui si compone il libro sono dirette al critico Massimo Onofri, ex insegnante di Ceccamea), vizi (tanti) e virtù (quasi nessuna) di parenti e concittadini senza preoccuparsi di camuffarne le identità. Diciamo che, per disperazione o per rabbia, l' esordiente trentenne Ceccamea, diplomato in ragioneria, ex impiegato in un' agenzia di pompe funebri e poi «segretaria» (così nella quarta di copertina) in un laboratorio di analisi, universitario senza esami all' attivo e musicista heavy metal, ha cercato lo scandalo e ha avuto il merito di ottenerlo. Anche se in un' intervista confessa che avrebbe sperato che del romanzo si occupasse Costanzo, avrà certamente gradito il servizio di Lavinia Farnese su Novella 2000, che riferisce dello scompiglio provocato dal libro fra i vetrallesi. Il protagonista del romanzo, che ha lo stesso nome dello scrittore e gli somiglia quasi in tutto, è un ragazzo sessualmente bloccato, vergine fino ai 28 anni, deluso da una scuola di scrittura e perciò finito preda di un analista molto discutibile. Il fatto, come si sarà capito, è che la madre del protagonista (devota a padre Pio fino al grottesco) è la madre di Ceccamea; quella vecchiaccia insopportabile della nonna è sua nonna; la sorella tossica, Alessandra, è sua sorella; la ragazza del bar su cui si affollano le fantasie erotiche del protagonista è proprio quella di Vetralla e il suo fidanzato è geloso davvero. Così l' autista sciupafemmine della Cotral, di cui si raccontano le mitiche performance sessuali itineranti, è davvero Emanuele, fotografato di spalle su Novella 2000. Un esercito di persone, diventate loro malgrado personaggi e incavolate nere. Tutto previsto, probabilmente, comprese le minacce di querela. Del resto, la letteratura è stata spesso vittima del codice penale. Sotto processo finirono Pasolini, Bianciardi e molti altri. Il giurista Salvatore Satta con Il giorno del giudizio mise in subbuglio mezza Nuoro. La letteratura può finire in tribunale, e anche su Novella 2000. Niente di male. E' sempre accaduto e sempre accadrà. Nel caso Ceccamea c' è però un elemento nuovo, forse l' unico davvero inquietante: Mirko, il padre di Francesco, infermiere tra i più stimati del Viterbese, non ha esitato a scendere in piazza per sbandierare con fierezza le recensioni di Silenzi vietati (che pare non abbia letto temendo di commuoversi troppo). Anche lui viene descritto per quello che è: un patito della caccia capace di urla, rutti, barzellette sconce, e soprattutto un eroico gran puttaniere, donnaiolo impenitente a differenza del figlio. Se la letteratura non propone sempre grandi sorprese, la vita non finisce di riservarci le sue stranezze: altro che esultare, un padre di una volta si sarebbe arrabbiato sul serio!

Di Stefano Paolo

Pagina 39
(19 agosto 2008) - Corriere della Sera

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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBOMartedì 19 Agosto 2008


Polemiche dopo il servizio sugli “scandali a luci rosse” e sul romanzo “Silenzi vietati”

PRONTO UN ALTRO LIBRO SUL SESSO A VETRALLA

Ceccamea: “L'articolo di Novella 2000? Sono stato ingannato”


VETRALLA - “Silenzi Vietati”, il romanzo di Francesco Ceccamea, trentenne scrittore di talento, ha messo il paese in cui è ambientato, Vetralla, in subbuglio. Non tanto quando è stato letto il libro ma quando, in paese, si è diffuso l'articolo di Novella 2000 (“Tutti gli scandali di Vetralla”) che parla del libro e in particolare, di personaggi coinvolti in vicende a luci rosse. Ma, dice Ceccamea, la lettura che è stata fatta del suo libro è sbagliata, “non ne rispondo”. E attacca gli inviati del periodico: “Si sono avvicinati come agnelli, si sono trasformati in lupi”. Intanto, ha già pronto un altro romanzo: tratterà di sesso, ma anche di pompe funebri a Vetralla.

Un paese in fermento. Esce un articolo, “Tutti gli scandali di Vetralla”, su Novella 2000, e si citano i vetrallesi che, dopo avere letto il romanzo di un loro compaesano, Francesco Ceccamea, si riconoscono nei personaggi. Succede il finimondo. Perché, tradendo lo spirito del libro, l'articolo cita episodi a luci rosse. E, soprattutto, perché sembra quasi il prodotto, astuto e grossolano insieme, di una regia. Come se, facendo dello scandalo, si volesse rilanciare l'attenzione su un romanzo che, dato il suo valore, di questo proprio non ha bisogno. “Non mi aspettavo assolutamente – dice Francesco Ceccamea, 30 anni, ancora scosso – un articolo del genere. Sono venuti come agnelli – continua – e si sono trasformati in lupi. Mi avevano assicurato (gli inviati di Novella 2000, ndr) che sarebbe stato un articolo carino e inoffensivo, non certo di scandali e denunce. Sono stato infamato – dice – come tutti gli altri. Sono parte lesa: io, la mia famiglia”. “Ci sono passi, in quell'articolo, che sono stati estratti in modo arbitrario dal romanzo, creando tutta un'altra storia. Quei passi, nel mio libro, hanno un altro significato. Non c'entrano niente, con quell'articolo. Ci sono mie foto: sembra quasi che sia contento, ma tutto è stato ricostruito da loro. L'unico scandalo sessuale – osserva – è quello mio. Quello (leit motiv del romanzo, ndr), in cui il protagonista parla della sua impotenza. Non è certo un libro di pettegolezzi”

Ceccamea, quel problema, se l'è lasciato alle spalle. Presto sarà padre. “La mia ragazza – fa sapere – è incinta di una bambina” . Di recente è stato finalista al premio Berto. Tra i più prestigiosi d'Italia. Ha avuto recensioni lusinghiere: da Ferdinando Camon, Angelo Guglielmi, Lidia Ravera. E, naturalmente, da Massimo Onofri: il critico viterbese, tra i maggiori, personaggio lui stesso del romanzo. E' a Onofri infatti, che arrivano le e-mail di Ceccamea, di cui si compone “Silenzi vietati”

Possibile che, a smuovere le acque, sia stato un libro inoffensivo? “E' ovvio – replica Ceccamea – è un libro scomodo, e gli argomenti sono duri. Sono pronto a risponderne. Ma, se si inventa un libro che non ho scritto, di quello non rispondo. Non ho certo scritto – aggiunge – per offendere nessuno”.

In “Silenzi Vietati”, com'è noto, si tratta una materia scabra, di impotenza sessuale, di sogni erotici, con un personaggio che dice “io” e i suoi familiari che, a Ceccamea e ai suoi, assomigliano parecchio. Quella dei personaggi letterari, però, è una vita autonoma. C'è chi, a Vetralla, pur non essendo citato con nome e cognome, s'è riconosciuto nei personaggio. Non sa però che, quei personaggi, già stanno vivendo una loro vita, dove, degli scandali, non v'è certo il sostrato, perché tutto, in letteratura, diventa puro, arioso. Eppure, c'è chi, adesso, minaccia azioni civili e penali. Ceccamea, intanto, ha già scritto un altro libro. Ne parla con riluttanza. Tratterà, ancora una volta, di Vetralla, di traumi sessuali, di pompe funebri (tra i lavori di Ceccamea, c'è anche quello di impresario presso l'agenzia vetrallese Leoni). “Leoni – tiene a dire – è una persona straordinaria. Gli voglio bene. Ho scritto – conferma – un altro libro, di materia sessuale, con il protagonista che fa anche il mio lavoro. Nemmeno il prossimo, però, sarà un romanzo gossip”.

“Mio padre (un altro che si potrebbe riconoscere tra i personaggi ndr) è contentissimo di come viene rappresentato: è un ritratto duro, ma con un sottofondo d'amore. Sembra quasi che io, in “Silenzi vietati”, vada a dire in giro che mio padre è un puttaniere; ma non è così”. Tra i recensori, “Angelo Guglielmi ha scritto che (“Silenzi vietati”) non vuole piacere e crea disagio nel lettore: il che, oggigiorno, non è cosa da poco”. “Se qualcuno si identifica nei personaggi – dice ancora - , non posso farci niente”. “Quelli di Novella 2000, si sono presentati carini, graziosi; mi hanno fatto domande sul mio libro. Poi, però, è venuto fuori un altro articolo. Hanno fatto, tra l'altro, un parallelo con Peyton Place: ma io, un libro del genere, non l'ho mai fatto. Sono stato ingannato. Questo – ammette – è dovuto alla mia ingenuità e alla mia inesperienza. Vetralla – sottolinea – non è affatto il paese di cui scrivono loro. Nel mio libro, esce molto meglio di quanto appaia nell'articolo. Da chi ha letto “Silenzi vietati”, ho ricevuto complimenti: non certo insulti e querele. Non c'è lo scandalo. Il modo in cui descrivo i miei disagi e le mie difficoltà – conclude – può essere scioccante, ma sono io che mi metto in piazza e mi crocefiggo”.


LA RIVELAZIONE : “Colleziono testi sulla morte e il lutto”


VETRALLA - “L'amore? Non c'è solo la difficoltà di farlo” - dice Ceccamea - “nel rapporto si creano altre difficoltà. Non filmerei mai un rapporto e non lo metterei mai su You tube. Se una cosa succede a me, io mi interrogo e la racconto. Tutte le questioni che si possono sollevare – dice – passano da me, dalla mia vita intima. Non certo da quella degli altri. I miei autori? Philip Roth l'ho scoperto dopo. Forse, devo qualcosa a un fumettista americano che si chiama Robert Crumb, con il suo “I miei problemi con le donne”. Non ho mai letto “Il male oscuro”, né Bianciardi, cui mi hanno paragonato. A casa, ho una collezione invidiabile di letteratura fantastica. Amo Poe. Amo i saggi sulla morte, sul lutto. E i manuali che insegnano a fare sesso” (N.M.)


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mercoledì, 20 agosto 2008
 

CORRIERE DI VITERBOLunedì 18 Agosto 2008


Un articolo di “Novella 2000” li va a cercare ad uno ad uno e loro si ribellano

VETRALLA SI SCOPRE A LUCI ROSSE

Gli abitanti ritratti nel romanzo “Silenzi vietati” pronti ad azioni penali


VETRALLA – Polemiche di carta? Certo, ma anche di carta bollata. Un giovane vetrallese, Francesco Ceccamea, scrive un libro (“Silenzi vietati”) in cui descrive alcuni suoi compaesani in situazioni a luci rosse. Loro, che leggono il libro, arricciano il naso. Ma quando, a parlare di loro e a identificarli, è “Novella 2000”, entrano in fibrillazione. E, rivolgendosi ai legali, studiano rivalse in sede civile e penale.

Sogna di “sbatterla” al muro, racconta di un amico che, lavorando su un mezzo pubblico, ne fa un'alcova, svela virtù e vizi (non propriamente innocenti) di familiari e amici. Non tutti, però, ci stanno. Pochi sono disposti ad ammettere che, nel romanzo “Silenzi vietati” (Avagliano), c'è molto talento e che, in un'opera creativa, tra i “modelli” e i personaggi che ispirano c'è quasi sempre, se non sempre, uno iato. C'è chi, a Vetralla, dopo essersi riconosciuto nel romanzo, minaccia azioni legali. Civili e penali. “Non rovinatelo” aveva chiesto, concludendo una sua splendida recensione, Ferdinando Camon, l'autore di “Un altare per la madre”, parlando di Francesco Ceccamea. Ma, adesso, si ha l'impressione che un'operazione forse teleguidata possa fare, di questo notevole, un bersaglio di non indolori rivalse. A colmare la misura, come si dice, non è stato in quel di Vetralla, la lettura del libro. Quel che ha suscitato reazioni (o costretto la gente a reagire), è stato un articolo di “Novella 2000” in cui, quei prototipi di personaggi, sono stati identificati, cercati, fotografati, ad uno ad uno. Chi, dunque, avrebbe nascosto volentieri le disavventure sessuali di cui, suo malgrado, è stato vittima, non potrà più far finta di niente. Un'albergatrice, suo marito, una barista, un amico che lavora su un mezzo pubblico: sono solo alcuni dei vetrallesi che, in questi giorni, friggono, a causa di una non desiderata pubblicità e, soprattutto, del fatto d'essere stati (o di sentirsi) messi a nudo.

Il romanzo, di recente, è stato finalista al premio “Berto”. Ha lottato fino alla fine, con opere edite da Bompiani, da Feltrinelli. Ha sedotto, e continua a sedurre, più per la musica (tenue, dolente, tenera), che per scene a luci rosse che, ormai, non sconvolgono più nessuno. Ma tant'è: tutto, in un paese, si può fare. Basta non parlarne. Sarebbe forse meglio che, di questi scandali, gli stessi interessati sorridessero. Certi che, in fondo, se si è trasformati in personaggi, e il libro è buono, si può sopravvivere in modo meno effimero anche se (sia lecito) non carnalmente.

A ben vedere, il primo a esibire, in modo franco e impietoso, la sua debolezza erotica, è proprio lui: Francesco Ceccamea. Un ragazzo per il quale, dalla critica, sono stati spesi nomi pesanti. Philip Roth, Tozzi, Svevo. Le luci rosse, del resto, impallidiscono facilmente. Resta la luce dell'arte. Quella vera. (N.M.)



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mercoledì, 06 agosto 2008
Ho letto Silenzi Vietati di Ceccamea perché ho sentito dire che un libro interessante e appartiene a quelle opere (per piccole che siano) che non si può fare a meno di leggere. In realtà è un libro furbo (o furbastro), di una furbizia che mira a colpire il lettore al quale non vuole piacere ma (e qui è tutto quel che ha di buono) piuttosto dispiacere. Io ho fatto fatica a arrivare in fondo (pur trattandosi di 250 paginette) più che per la sua ripetitività (l'argomento unico è l'incapacità del protagonista di avere rapporti con le donne) per l'angoscia che ti comunica, la stessa che provi quando ti incontri e non sei pronto con un caso pietoso. i tentativi di comicità pur evidenti non attenuano la pesantezza e riducono il disturbo. ma chi ha detto che la comicità deve far ridere e sollevare gli animi? E' più vero il contrario e cioé che la comicità è uno strumento di rottura, tanto più efficace quanto più violento, che mira a fare saltare gli equilibri quando è questione di equilibri iniqui voglio dire di convenienza. E Ceccamea in realtà intende spazzare molti equivoci e non a caso divide il romanzo in quattro parti ognuna raccolta intorno a un tema: i temi sono Il grande Prof., Lo Psicologo, La famiglia, La morte e cioé i quattro grandi punti di riferimento cui si aggrappa la vita quotidiana e i cupi binari in cui scorre. E ciuascuno di questi punti (i grandi Numi dell'uomo di oggi) viene massacrato e frantumato e ne viene scoperto e denunciato il risvolto di falsità che contiene a cominciare dalla cultura (Il grande Prof.) e quel tanto di trombonesco che la minaccia, alla miseria della psicologia, all'imbroglio della famiglia, alla superficialità del morire. Tutto bene allora? No, perché il massacro viene portato in porto senza una vera consapevolezza culturale ma sulla spinta di una motivazione che lo avvicina al meccanismo di un giuoco più che all'architettura di un pensiero. Voglio dire che appare più una trovata che un'acquisizione e il lettore non riusciendo a farsi convinto finisce per spazientirsi. E' che se a Ceccamea attribuiamo ambizione alte e cioé di aver voluto disegnare una metafora del mondo odierno non possiamo non dire che ha mancato l'obbiettivo; se invece gli vogliamo riconoscere la più piccola ambizione di avere voluta raccontare la vita in provincia di un giovane intelligente, con le chiusure intellettuali e gli ammodernamenti forzati che caratterizzano la provincia italiana, allora il risultato è interessante (ma in proposito disponiamo di testimonianze più specifiche e convincenti). Quanto poi alla struttura del romanzo e del linguaggio messo in campo (che poi è l'aspetto più importante) si nota che è scritto nella forma di e-mail che il protagonista invia (a ripetizione non controllata) al suo vecchio professore di liceo intanto diventato un noto critico letterario. La forma è indubbiamente originale e collabora positivamente alla destrutturazione del romanzo consegnandogli il valore (e il vantaggio) di struttura aperta. Al quale (valore e vantaggio) un ulteriore aiuto e conferma (gli) viene dal linguaggio che è quello che si usa nei rapporti di conversazione dove proprietà grammaticale e sintattica del dettato viene sacrificata all'immediatezza e efficacia del risultato espressivo. "Nella mia casetta non c'è un bagno e l'intonaco cade a pezzi, mi hanno tagliato la luce e il gas, per questo non posso leggere, non ho un televisore e non mi posso nemmeno suicidare col gas o fottermi il cervello con la televisione. Senza luce, poi, ho problemi a centrare il pitale". Ma di questo linguaggio non c'è ormai romanzo, un pò pretenziosetto che non faccia uso e abuso tanto da averne consumato (finito di consumare) la carica, che pur possedeva, di rottura dell'impianto frastico tradizionale, intanto scivolato verso un assetto burocratico e sordo. Ma ora l'elementarità del linguaggio di conversazione si rivela sempre più una scelta di maniera e, smarrita la sua funzione antiretorica, ricade e ritrova la sua afasia di partenza. E' uno strumento rotto che non sa più aiutarci. Ma allora cosa rimane di questo romanzo di Ceccamea, visto che i suoi tanti aspetti interessanti stentano a arrivare a compimento? Rimane la sgradevolezza (di cui faccio cenno all'inizio), che scuote e mette in agitazione il lettore. La decisione di non piacere. E forse non è poco per un romanzo, oggi.
postato da: francescocecca alle ore 12:53 | Permalink | commenti
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lunedì, 04 agosto 2008
a france ma semo sicuri che è l'email tua me sa tanto l'email de tu sorella.

comunque ho fatto leggere il libro alla madre di una mia amica che fa la prof. d'italiano (sai quelle vecchio stampo)con l'intento voluto (ma nascosto ovviamente)di farla sbroccare.
è rimasta completamente scandalizzata (ed io godo perchè gli intellettuali mi stanno tutti sul cazzo) risultato da me voluto.
ora mi domando, ma dove cazzo va a finire la scuola italiana, se questi prof. non sono mai a passo con la realtà?
con questo concludo.... sul rammarico di B. che essendo sempre stato (da come dice lui) il primo in tutto, si dimentica di sottileneare, di una scuola che non è al passo con i tempi,
quindi non potrà mai accettare TE che è dimostrazione che la realtà ed il quotidiano è scuola e non la scuola in se stessa.

quindi io sto dalla tua parte (ma per ora poichè il francesco scrittore/intellettuale è nemico della società mia ideale, mentre il francesco cassamortaro e segretario di vicini entra a pieno diritto nella mia società ideale).

viva i m., i f. ecc........

ciao
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sabato, 26 luglio 2008
 Caro Francesco,

mi chiamo Umberto (Fieno): se stai pensando (ok chi cazzo sei) sono
(mio malgrado) il nipote di Francesca Bocci, all'Asmara meglio
conosciuta come e detta "Checca". Gianna, (moglie di Maurizio, figlio
di Checca, sorella di mia madre) mi mostro' il tuo libro qualche
settimana fa, in occasione del compleanno di Camilla, figlia di mia
sorella. Tuo padre (Italo), bravuomo, ha curato mia madre (Simonetta),
ma il giorno in cui e' morta stava guardando la partita insieme a
Gianna e Maurizio (tanto per rimanere in stile Ceccamea). Non mi
ricordo chi ha vinto.

Massimo (Onofri ovviamente) e' stato per breve tempo anche mio
professore al Ruffini, ma non abbiamo mai dato vita ad alcun
carteggio. La cosa mi ha incuriosito e ho deciso di leggere il tuo
libro, quando ne avro' occasione.

Anche Giovanardi e' stato mio professore e ho letto che ha recensito
il tuo libro. La mia e' forse piu' una curiosita' da comare che altro,
ma tant'e'. O forse ho molte piu' ragioni di leggere il tuo libro che
un qualsiasi altro.

Ti faccio sapere, quando sara', se il libro mi e' piaciuto. Ma sono
felice che uno che e' cresciuto a Cura legga un libro di uno che vive
(?) all'Asmara. Mi sembra originale.

Saluti,
Umberto.

postato da: francescocecca alle ore 10:03 | Permalink | commenti
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sabato, 26 luglio 2008
Ciao Francesco,
sto terminando di leggere il tuo libro. Ho deciso di comprarlo perché
pensavo impossibile che Vetralla – quel pre-conciliare bellissimo
paesetto grigio, apprezzato solo dai forestieri e da cui traggo il mio
50% di DNA, potesse partorire una scrittore che non fosse il Domenico
Rainesi di turno o l’inarrivabile e sempre rimpianto ex sindaco
Sandrino Aquilani.
Poi leggendo ho capito che non sei proprio di Vetralla ma della Botte
e allora la cosa ha assunto gli aspetti dell’inverosimile, perché nel
mio immaginario fanciullesco la Botte ha sempre rappresentato una non
entità fisica abitata da tozzi ominidi pelosi come il pizzettaro dello
Sfizio, esseri di poche parole, dalle mani rugose di terra e dal fiato
pesante di fernet.

Dal trafiletto del Messaggero che mi aveva segnalato il tuo libro,
avevo intuito che gli argomenti non erano proprio quelli classici degli
scrittori vetrallesi: lo Sposalizio dell’Albero, la bolla della seconda
crociata, la rocca dei Vico ect ect, ma non pensavo certo di scovare il
tuo dirompente e forsennato coraggio nel metter alla berlina –
attraverso la lettura delle tue vicende personali e famigliari –questa
splendida, timorata di Dio ed ipocrita parte della Tuscia.

Mi sono piaciuti moltissimo i rimandi topografici del tuo libro, è un
piacere immaginarti girare tra le viuzze di Barbarano, metter la testa
nella reception del Pino Solitario, fare colazione al Bar Cancellieri;
inarrivabile, criptica e godibile solo per pochissimi la geniale
citazione degli abitanti di Civitella Cesi.
Ma ieri sera ieri sera tardi verso le 23, 45 durante una seduta al
bagno- quale luogo più ideale per tirare un pochino di respiro dall’
apnea quotidiana del lavoro e dalla gioia distruttrice di tre figli- ho
scoperto la coordinata umana più straordinaria del libro: tuo padre,
Italo, l’INFERMIERE per definizione, tante volte citato da mia madre e
mia zia, l’infallibile rabdomante di vene e l’indolore “insertore” di
cateteri; forse l’avrò intravisto qualche volta in quelle fugaci visite
al capezzale della mia invalida nonna (mi spiace per te, ma mia nonna
era una donna straordinaria, lucida, severamente dolce ed affettuosa e
soprattutto senza dentiera).
Mi sono ritrovato a ridere sulla tazza e ho continuato a leggere, ma
ho raggiunto l’apice dell’ilarità immaginando la faccia di mia madre e
mia zia – che tanta stima hanno per Italo L’INFERMIERE- pensandolo a
culo nudo bestemmiante in cucina mentre fa sesso!

Non sono un letterato, non sono in grado di capire se un libro è un
capolavoro o una emerita schifezza, il tuo mi sta piacendo abbastanza (
e tu dirai: “ e chi se ne frega”), lo trovo in parte disarticolato, una
prima parte troppo epistolare, una seconda (da quando descrivi le tue
sedute dallo psicologo) più intimista ma più gradevole. Mi sarebbe
piaciuta ( e tu di nuovo replicherai: “ e chi se ne frega”) una
“critica” ancora più circostanziata geograficamente del vivere nel
viterbese.

Grazie ancora per questo libro e in bocca al lupo per il tuo futuro
sia questo da scrittore, da segretaria o da becchino.

Ciao
vito
 

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martedì, 22 luglio 2008

Basta commenti sul mio blog. Se avete qualcosa da dirmi scrivetemi una mail: aleshish_82@hotmail.com.

postato da: francescocecca alle ore 11:46 | Permalink | commenti
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martedì, 22 luglio 2008
IL LIBRO DI CECCAMEA MI FA SCHIFO!!!
postato da: francescocecca alle ore 11:43 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 21 luglio 2008

Bagnacavallo

Bibliocaffè - Incontri con gli autori

L'ultimo incontro serale con gli autori nel Chiostro delle Capuccine, il 22 luglio, sarà dedicato alla presentazione del romanzo d'esordio di Francesco Ceccamea.

Silenzi vietati è il romanzo di esordio di Francesco Ceccamea. Forte di una scrittura corrosiva e curata, in cui la velocità dell’espressione orale si mescola alla ricercatezza della parola scritta, e di una storia talmente legata all’autore da sembrare completamente inventata, il libro ha ottenuto recensioni fortemente positive e un buon riscontro di pubblico.

Costruito secondo la formula del romanzo epistolare, Silenzi vietati è un’intensa confessione psicoanalitica, in cui il protagonista-autore, sfoga sulla pagina le frustrazioni e i turbamenti legati ai diversi aspetti della sua esistenza.  Parlando di sé Francesco stigmatizza i vizi dell’intera provincia italiana riconducendo allo stesso piano, Vetralla (il paese in cui vive) e l’Italia intera, la barista di cui è innamorato e il critico prestato alla televisione, la finzione letteraria e una realtà talmente vera da sembrare finta, in un gioco di vasi comunicanti che denotano una maturità e una capacità narrativa insolita in un esordiente.

postato da: francescocecca alle ore 12:55 | Permalink | commenti
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lunedì, 21 luglio 2008

Bagnacavallo

Bibliocaffè - Incontri con gli autori

L'ultimo incontro serale con gli autori nel Chiostro delle Capuccine, il 22 luglio, sarà dedicato alla presentazione del romanzo d'esordio di Francesco Ceccamea.

Silenzi vietati è il romanzo di esordio di Francesco Ceccamea. Forte di una scrittura corrosiva e curata, in cui la velocità dell’espressione orale si mescola alla ricercatezza della parola scritta, e di una storia talmente legata all’autore da sembrare completamente inventata, il libro ha ottenuto recensioni fortemente positive e un buon riscontro di pubblico.

Costruito secondo la formula del romanzo epistolare, Silenzi vietati è un’intensa confessione psicoanalitica, in cui il protagonista-autore, sfoga sulla pagina le frustrazioni e i turbamenti legati ai diversi aspetti della sua esistenza.  Parlando di sé Francesco stigmatizza i vizi dell’intera provincia italiana riconducendo allo stesso piano, Vetralla (il paese in cui vive) e l’Italia intera, la barista di cui è innamorato e il critico prestato alla televisione, la finzione letteraria e una realtà talmente vera da sembrare finta, in un gioco di vasi comunicanti che denotano una maturità e una capacità narrativa insolita in un esordiente.

postato da: francescocecca alle ore 12:54 | Permalink | commenti
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giovedì, 17 luglio 2008
Silenzi Vietati e' il nuovo libro di Francesco Ceccamea.

I listened to an interview with the young author in Fahrrenheit - il libro del giorno on Radio 3. It was interesting to hear how a writer who is comparatively young and new decided that fictional characters don't work for his writing and sticks with the real stories of his life. Apparently Silenzi Vietati tells a story of a complicated relationship in a family, or more so - gets its fleshy stories from the family of Francesco Ceccamea. He started writing this book after he wrote an email to the famous critic Massimo Onofri and received as a response from him an encouragement to use this email as the first chapter of his future book. It is intriguing enough that Onofri published recently a book with the name Sensi vietati. When Ceccamea's mother was listening to the news on the radio, she decided that Onofri, her son's university professor, stole the title from him. She had obviously misheard the first word of the title.
postato da: francescocecca alle ore 12:46 | Permalink | commenti
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martedì, 15 luglio 2008
postato da: francescocecca alle ore 13:50 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 09 luglio 2008
Ciao rieccomi, rompo un po' le scatole tanto per il gusto di farlo. Che comunque sia è meglio di quando rompo i coglioni, visto che quelli fanno più male.
Va che inizio di classe!
Beh visto che le lettere che ti ho scritto le hai pubblicate suo blog, oggi ho deciso di vestirmi elegante, sennò abbigliato da straccione come le altre volte, non ci faccio una bella figura. Che poi l'altra volta avevo pure la patta dei pantaloni aperta. S'è vista?!?
Nel caso pubblicast.. pubbliches..., mi sto incartando... Se mai pubblicherai pure questa mail ho deciso di inserirci anche uno spazio pubblicitario:
"Bevete Cocacola... ma non ruttatemi in faccia!"
Questo messaggio è stato offerto per metà dalla Cocacola® e per metà dall'ARI (Associazione Rutti Italiani).
Si si, sta venendo proprio un'e-mai di classe, manca solo che ci scriva culo e cacca.
Oooops!
Come va la promozione? E soprattutto con le vendite?
Per il concorso penso che vada comunque bene essere rientrato tra i primi 5, anche perché dal sesto non si prendeva un euro! E poi ora puoi comprarti un dizionario ecchecavoli!
Lo volessimo imparare questo itagliano una volta per tute?
Se può servire, non avendo letto gli altri, a pelle il tuo è quello che mi sembra più interessante. Ora però non ti aspettare che ci metta io quei 7 mila euro di differenza.
 
Ho sentito pure l'audio dell'intervista che hai postato... mamma mia che voce seria. E dire che se mi avessi chiamato di notte per farmi delle telefonate anonime nonché sconce, non ti avrei riconosciuto. Quella di Onofri invece era uguale. Quindi se fosse stato lui a farmi le telefonate, l'avrei beccato subito!!! Ma non chiedermi perché avrebbe dovuto!
In compenso sentire tutte quelle R mosce durante l'intervista mi ha messo l'angoscia!
 
Perché ti scrivo tutte queste cavolate non lo so, probabilmente avrei fatto più bella figura parlando delle grandi questioni che affliggono l'umanità come: Chi siamo? Dove andiamo? Sono già passato di qua? Perché le donne sono attratte dalle borsette?
 
Bene, s'è fatto tardi (non è vero, ma è un buon modo per chiudere la lettera) e ti lascio allo stuolo di ragazze che ora cadranno ai tuoi piedi e mi raccomando, finché continuerai a toglierti le scarpe in pubblico vedrai quante ancora ne cadranno.
 
Un saluto con la mano.
S'è visto?
 
Luca
postato da: francescocecca alle ore 13:48 | Permalink | commenti
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venerdì, 20 giugno 2008
Dissacration propone tutti i giorni, senza sosta, video dissacranti, divertenti, di denuncia, cercando di distanziarsi dalla solita scontatezza che caratterizza i blogs del settore, e concentrandosi sulla accurata selezione del materiale.

 


 

postato da: francescocecca alle ore 17:48 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 19 giugno 2008
Letteratura

19.05.08 - Ceccamea si mette nudo

In un romanzo e-pistolare che è già un caso letterario

Questa volta la novità non arriva da New York o Londra o Parigi, no, questa volta arriva da Vetralla, provincia di Viterbo. Lui si chiama Francesco Ceccamea, titolo del libro: Silenzi vietati, edito da Avagliano. Il titolo fa il verso a uno dei testi di Massimo Onofri, Sensi vietati (Gaffi, 2006). E non è un caso, perché il libro di Ceccamea è un romanzo epistolare costituito da e-mail indirizzate proprio ad Onofri che, prima di diventare professore all’Università di Sassari e noto critico letterario, era suo docente alle superiori, all’Itc di Vetralla.

Fresco di una disastrosa esperienza in un corso di scrittura alla Baricco, Francesco scrive una mail al vecchio professore d'italiano. Il prof è Massimo Onofri, il critico che insegna all'università. Un uomo in carne e ossa, insomma, come tutto in questo libro: Francesco ci prende gusto e inonda il prof di mail nelle quali vomita tutta la sua vita, la famiglia, l'assurda provincia viterbese, le sedute dall'analista. L'autoritratto d'un giovane all'altezza dei nostri tempi, capace di spremere da un'autobiografia disperata i succhi di una comicità che non fa sconti a nessuno. Una galleria di ritratti esilaranti: il padre infermiere che va a caccia per sentirsi macho; la madre insultata dalla vita e devota di padre Pio; una nonna rimbecillita che tutti sperano tiri le cuoia; una sorella mezza tossica che non ne imbrocca una. Ma l'argomento preferito è il sesso, tra approcci surreali con le donne, impotenza e rassegnati ritorni alla masturbazione. Un libro implacabile, che sembra scritto da un Philip Roth depresso e cattivissimo, un nevrotico che sa di esserlo.

L'intervista a Francesco Ceccamea è di Mariarosa Mancuso.

Francesco Ceccamea, Silenzi vietati, Avagliano, 2008.

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postato da: francescocecca alle ore 09:44 | Permalink | commenti
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